il libro dei sogni26 May 2006 17.10

andiamo a trovare degli amici e scopriamo che invece girano un video, con delle micro telecamere tipo cavetti che vengono lanciate fra le persone. una mi sfiora veloce la guancia e credevo potesse ferirmi
francesco è un po’ scazzato, invece ettore ha una faccia da angioletto. maniere gentili e sguardo simpatico, capelli mossi, faccino paffuto… a pensarci ora credo che in realtà fosse bruno

la sera andiamo a serravalle, giriamo per osterie e ci sono tante mie amiche. un rosso un euro. io pago con il soldino in mano come il gelato nella gita della prima elementare (quella che ha fatto mio nipote al parco zoo, che io in prima elementare non credo di esserci andata in gita). poi però c’è un “totale comitiva” di 200 euro che viene pagato con 400 e la ragazza dietro al banco commenta “ecco, adesso io ti do il resto e tanto poi ormai sai che siamo costretti a chiudere” allora gli lascia altri 100 euro. quel simpatico bar ora è salvo! tutti contenti.

è tardo pomeriggio, non ricordo bene con chi sono, c’è sebastiano (che è un po’ tipo bruno). usciamo da un negozio e c’è come l’odore della pioggia che sta per arrivare. ma è molto peggio. un muro d’acqua sta per travolgere tutto. la certezza di morire. resto un attimo paralizzata poi urlo “scappiamo tutti!”. correre come non hai mai corso in vita tua. le gambe non le senti più ma continui a correre. e intanto pensi pensi pensi. il telefono. sai che non ce la puoi fare, quella montagna d’acqua scura è più veloce e più forte. pensi che è come la scena di un film in cui tutti scappano anche se sanno di essere spacciati. devi telefonargli. assolutamente devi dirglielo. e mentre continui a correre velocissimamente cerchi di prendere il telefono, è nella tasca dei pantaloni, non riesci a raggiungerlo. ma non puoi più fermarti, daresti un braccio per quella telefonata ma non puoi.

poi improvvisamente tutto si placa, come a rallentatore
il pericolo si è dissolto in una pioggerellina
guardo ansimante i rivoletti d’acqua scorrere tra il porfido sotto i miei piedi. non ho mai avuto quelle scarpe. capelli bagnati e pantaloni neri quelli si.
riprendo fiato
cammino lentamente
parlo sorridendo al telefono, ma non c’è più nessuna cosa urgente da dichiarare.

il quadernetto dei pensieri20 May 2006 18.42


c’è chi ha detto valentina e chi heidi. mica male…
certo valentina durerà il tempo della piega ben fatta (mezza giornata?) meglio esserne consapevoli.
poi qualcuno ha detto calimero. ma come, ancora calimero?? noo.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni19 May 2006 17.29

a l’una e mezza ci svegliamo sul divano, leggo un po’, ma è già tardi e ti raggiungo a letto. mi commuove il tuo viso rilassato, di profilo sul cuscino, sorrido ai capelli da ragazzetto giapponese
nessuna voglia di dormire, ti chiedo se posso accendere la luce, penso a quanto ti voglio bene con una sorta di nostalgia, finisco un altro fumetto e me ne sto un po’ a fissare la penombra
i pensieri si intrecciano senza sosta, mail da scrivere, cose da preparare, messaggi a cui rispondere, dialoghi ipotetici, film che dovrei vedere, tu che non mi scrivi più e non so perché, tu che non mi scrivi mai abbastanza, i giocattoli a cui volevi bene che finiscono in cantina, un treno per venirti a trovare (oppure ci incontriamo a metà strada? appuntamento al centro del labirinto), le sigarette giuste da fumare, quel vecchio pacchetto in fondo allo scatolone che ormai sarà peggio della paglia… e io che tra le altre cose non sapevo cosa fosse l’insonnia

- alle tre scendo e programmo una lavatrice, e sono persino di buonumore!
c’è una bella luna dalla finestrina delle scale, a maggio sorge proprio davanti alla nostra camera
- alle quattro scendo e accendo la tv
- alle cinque il cielo sta schiarendo e c’è un *concerto di uccellini* che non immagineresti, come se il mondo a quell’ora fosse solo loro. vorrei chiamare qualcuno, anche per non dire niente. vorrei scrivere a qualcuno, nessuna parola precisa. solo stare assieme davanti alla finestra.

nelle tre ore di sonno che riesco a fare: sogni malinconici da sindrome dell’abbandono. ma non ci voglio dare troppo peso, è solo che cambiano le cose. anche se c’è la stessa luna inclinata di due anni fa, lo stesso pigiama celeste dell’anno scorso e le “prove tecniche di ospitalità”.
alcune cambiano, altre ritornano.
dovrei alleggerire la testa, che un nuovo taglio di capelli possa giovare?

il quadernetto dei pensieri17 May 2006 17.17

dei cespuglietti dall’aria selvatica, un po’ esili ma che dicono robusti e che si adattano facilmente. cinque petali un po’ strapazzati come pensieri appena abbozzati.
La cosa più interessante è che dalla stessa pianta fioriscono rose di diversi colori! dal giallo al rosa acceso. Quando l’ho letto, qualche hanno fa, mi è sembrata una caratteristica *meravigliosa* e la Rosa Mutabilis è stata inserita all’istante tra le piante del mio giardino ideale.
C’è da dire che il mio giardino ideale difficilmente lo potrò realizzare, visto che a malapena ho una specie di terrazza, ma se cercis e liriodendro me li devo godere a casa altrui, almeno un arbusto fiorito me lo posso permettere. e così…

Non mi ricordo in che giorno, ho comprato delle rose per casa nostra.
Pensavo al nostro anniversario in arrivo, pensavo “vado a casa un po’ prima apposta, niente mi dovrà disturbare”
invece proprio quando tutto è pronto e ci siamo io, le rose, paletta e zappetta
il telefono
accidenti
la mia scaletta di priorità viene puntualmente rivoltata

Difendersi dalle persone è qualcosa a cui non ho mai pensato
probabilmente perché non ho avuto esperienze sufficientemente traumatiche, ma anche quando qualcuno mi ha fatto soffrire non mi è mai venuto in mente di dovermi “difendere”.
Forse è lo stesso motivo per cui preferisco di gran lunga grattugiarmi le nocche sulle piastre e sentire l’erba fra le mani, invece di usare i guanti. il che include cose poco romantiche come pidocchietti spiaccicati sulla pelle e terra sotto le unghie. ma non c’è verso, i guanti li porto sempre fuori e poi restano abbandonati in disparte.

Da tempo non avevo a che fare con le rose e quasi mi sono stupita del primo graffietto
anche loro si difendono, mi son detta, piccole spine sui rami sottili
“ma io non vi sto facendo del male, ritirate le vostre armi!”
Con maggior cautela, ma sempre senza guanti, eccole sistemate.
Appena in tempo, prima che piovesse.

il libro dei sogni15 May 2006 9.35

siamo in un laboratorio, stanze di vetro sigillate. qualcosa va storto, il virus esplode. terrore fra i miei colleghi, moriremo tutti. crisi isteriche, delirio. i più spaventati muoiono in modo orribile, gli si deforma la faccia fino a schiaccigli il cervello. bisogna mantenere la calma. qualcuno cerca un nascondiglio, altri tentano di dormire per non vedere. dopo un po’ tutto sembra tranquillo, parlo con gli altri oltre il vetro, li raggiungo e così si scopre che sono io la portatrice del virus, ora ho contaminato anche loro! Non c’è modo di salvarsi.
L’umanità è spacciata, il mondo sta per finire, nulla ha più importanza…
almeno facciamo l’amore

Invece niente amore, decidiamo di uscire, all’aria aperta la tossicità si diluisce. Fuori c’è la guerra, e gruppetti pop-rock che si esibiscono lungo le strade bombardate. Palazzi distrutti e neppure un filo d’erba, tutto è nero di fuliggine, ma quelle bombe ci sembrano persino tranquillizzanti rispetto all’orrore che avevamo visto nel laboratorio. Ce ne andiamo in giro curiosando, mani in tasca nei nostri camici bianchi.

il libro dei sogni12 May 2006 12.00

arrivava una mail in un giorno qualunque della settimana, con un breve annuncio e in allegato la pubblicità della lista nozze su google
“domani mattina matrimonio” neppure si faceva in tempo a venire
poi però c’era una specie di festa in un casolare che assomigliava ai vecchi fienili dei nonni veronesi, ma in realtà era la casa del mio amico che sta poco bene, i suoi genitori avevano adottato una quindicina di figli e quella mega famiglia mista era molto accogliente. Avevano una stanza con l’entrata autonoma, come un mini appartamento, tutta rivestita di legno, librerie nei quattro metri di altezza delle pareti e alcuni di loro suonavano e cantavano scatenati. Io li vedevo dalle finestre passando, la luce calda nel buio mentre fuori fa freddo, come fosse inverno in qualche paese del nord europa.

per i strani casi della vita mi fidanzavo con quello che a volte ho chiamato il mio migliore amico, quello che avrei voluto sposare dieci anni fa. I miei fratelli mi accompagnavano ad una specie di appuntamento clandestino. Ora però, finalmente sotto le lenzuola con lui… non mi piaceva più! Cioè gli volevo un bene dell’anima (che sembra solo un modo di dire, però a pensarci è proprio bello) ma nessuna voglia di toccarlo. Svanita ogni traccia di desiderio sessuale. e non sapevo bene come uscirne, non capivo come potessero cambiare certe cose e inventavo delle scuse… molto imbarazzante.

E pensare che io con questo ci dovevo solo mangiare una pizza!

il quadernetto dei pensieri5 May 2006 16.29

il libro dei sogni4 May 2006 17.19

“questo tuo soffrire, moralmente ti fa molto onore”
notevole il copia-incolla dell’inconscio

il quadernetto dei pensieri 17.14

- andare con te in autogrill è come portarci una bambina
- si ma guarda: ci sono le stelle di plastica fluorescenti di tantissimi tipi! oh come le vorrei comprare
[magari per fare un regalo? …no no no. E questi pupazzetti morbidosi? ma si chiamano come quella parola che vuol dire solletico? ah no, forse è solo simile… cavolo, com’era quella parola? non me la ricordo più!]

il quadernetto dei pensieri3 May 2006 16.38

Mi sveglio prima del solito “ciao ciao tesoro buon mare”. La responsabilità della giornata è tutta mia, dovrò agire con cautela, ma sono fiduciosa. Via il trucco dagli occhi, i denti lavati bene benissimo. Apro tutti i balconi, apro tutte le finestre. Luce e ossigeno in abbondanza. Niente TV, niente computer, niente canzoni. Alla larga demoni del male. Solo io, le cose da fare e i pensieri al mio fianco, ma a distanza di sicurezza.
Sistemo gli arcobaleni, colori senza spessore scivolano sulla parete. Mi chiedo quanto c’è di reale in un arcobaleno (luce, goccioline di umidità, bacchetta magica…?) e mi riprometto di cercare la risposta con google.
Il sole piano piano cambia posizione, un riflesso verde mi arriva sull’occhio. mi godo lentamente questo sabato del villaggio anche se domani è martedì, non c’è nessuna festa e io sono emozionata come se dovesse succedere qualcosa.

Sabato scorso non sapevo dove confinare la tristezza, poi ci sono vecchi amici da festeggiare e mica ti puoi nascondere sotto il tavolo. Molto meglio impossessarsi di improbabili occhiali da sole anni cinquanta e mettersi un foulard intorno alla testa. Tanto una decapottabile non ce l’ha nessuno e quindi mi lasceranno qui tranquilla con la tristezza nascosta. Poi però abbiamo anche riso, a volte gli amici degli amici sono irresistibilmente simpatici, e abbiamo conosciuto miss fragola! io e lui ce ne siamo subito invaghiti, così carina con le facce buffe e le guance da sbaciucchiare!
Comunque non è male l’idea di starsene sotto il tavolo, magari il prossimo carnevale faccio “il ragazzino disadattato”, quello che non parla con nessuno, esibisce qualche tic nervoso, poi se gli viene una crisi si rintana in un cantuccio come un animaletto.

Ma oggi no, oggi devi essere una brava ragazza responsabile che riesce a fare le cose da sola.
Quando sai di avere l’umore instabile devi stare attenta ad ogni mossa, anche la pausa-lavatrice può essere un momento cruciale. Sul pavimento diversi mucchietti divisi per categorie: blù, bianco, lana chiara, lana scura, azzurri… la scelta è fondamentale e dopo un primo momento di incertezza ecco l’illuminazione: il mucchietto *colori allegri*!

Non ci sono dubbi, è l’ideale. metti che più tardi il tuo buonumore avesse qualche cedimento, mica ti puoi trovare a dover stendere una noiosissima lavatrice bianca… sarebbe davvero un brutto colpo!

E dopo questa felice intuizione non mi sono potuta trattenere dall’immortalare alcuni dei momenti più intensi.



Le giornate ora sono lunghe e il buio non arriva mai…
ma allora se fuori c’è il sole cos’è tutto questo freddo che ho addosso?

E tu che torni dal mare e non mi porti neppure una conchiglia? o un legnetto, una fogliolina…

il libro dei sogni2 May 2006 19.06

mi tocchi ma non mi baci
prendi il mio cuore e ci giochi?
fanne ciò che vuoi
ma non lasciarlo mai.

il quadernetto dei pensieri1 May 2006 18.36

io credevo funzionasse e invece neppure malditesta, solo nubi in prospettiva, basse sulla fronte.
Con cosa lo si potrà annegare? compartimenti stagni difficili da scalfire.

Certo lo smalto era perfetto, non ti pare? anche se quando mi hanno dato il bicchiere di plastica rosa dicendo “il tuo non può che essere questo” ho pensato di aver esagerato. o forse c’è chi mi considera davvero una creatura immaginaria?
…in effetti anch’io ogni tanto mi confondo.

Più tardi qualcuno ha detto “piccola tiz”, senza aggiungere altro. Credo fosse un angelo custode di passaggio, dolce.