andiamo a trovare degli amici e scopriamo che invece girano un video, con delle micro telecamere tipo cavetti che vengono lanciate fra le persone. una mi sfiora veloce la guancia e credevo potesse ferirmi
francesco è un po’ scazzato, invece ettore ha una faccia da angioletto. maniere gentili e sguardo simpatico, capelli mossi, faccino paffuto… a pensarci ora credo che in realtà fosse bruno
la sera andiamo a serravalle, giriamo per osterie e ci sono tante mie amiche. un rosso un euro. io pago con il soldino in mano come il gelato nella gita della prima elementare (quella che ha fatto mio nipote al parco zoo, che io in prima elementare non credo di esserci andata in gita). poi però c’è un “totale comitiva” di 200 euro che viene pagato con 400 e la ragazza dietro al banco commenta “ecco, adesso io ti do il resto e tanto poi ormai sai che siamo costretti a chiudere” allora gli lascia altri 100 euro. quel simpatico bar ora è salvo! tutti contenti.
è tardo pomeriggio, non ricordo bene con chi sono, c’è sebastiano (che è un po’ tipo bruno). usciamo da un negozio e c’è come l’odore della pioggia che sta per arrivare. ma è molto peggio. un muro d’acqua sta per travolgere tutto. la certezza di morire. resto un attimo paralizzata poi urlo “scappiamo tutti!”. correre come non hai mai corso in vita tua. le gambe non le senti più ma continui a correre. e intanto pensi pensi pensi. il telefono. sai che non ce la puoi fare, quella montagna d’acqua scura è più veloce e più forte. pensi che è come la scena di un film in cui tutti scappano anche se sanno di essere spacciati. devi telefonargli. assolutamente devi dirglielo. e mentre continui a correre velocissimamente cerchi di prendere il telefono, è nella tasca dei pantaloni, non riesci a raggiungerlo. ma non puoi più fermarti, daresti un braccio per quella telefonata ma non puoi.
poi improvvisamente tutto si placa, come a rallentatore
il pericolo si è dissolto in una pioggerellina
guardo ansimante i rivoletti d’acqua scorrere tra il porfido sotto i miei piedi. non ho mai avuto quelle scarpe. capelli bagnati e pantaloni neri quelli si.
riprendo fiato
cammino lentamente
parlo sorridendo al telefono, ma non c’è più nessuna cosa urgente da dichiarare.












