il libro dei sogni30 June 2006 12.19

che senso ha essere serena per un sogno tranquillizzante?
tu non sei la mia migliore amica, anche se ubriacarsi con te è sempre molto divertente.

Mi dovevi solo accompagnare a casa e invece ti fermi a bere qualcosa e poi resti per cena e poi ti guardi intorno con soddisfazione “credo starò un po’ qui da voi, mi trovo bene, andrò un po’ avanti con il mio romanzo”.
Casa mia è a venezia, niente rose fuori dalla porta, il garage è in una barchetta sul canale. mio padre mi urla qualcosa, tu mi difendi, ritorniamo in casa attraversando incerti un ponticello stretto e traballante, tutto torna tranquillo.
Lei ci raggiunge poco dopo, si muove con familiarità nelle stanze, fa una lavatrice.
io non dico nulla, sorrido ma è un sorriso mite. non oso aggiungere altro, lascio che le cose vadano da sole. potrei anche diventare trasparente, appiattirmi su una parete e osservarvi nei vostri gesti quotidiani.
Vorrei solo che nessuno se ne andasse via.

il quadernetto dei pensieri29 June 2006 10.01

amo questa stagione soffocante
occhi aperti sul cuscino e pensieri romantici inafferrabili

il quadernetto dei pensieri14 June 2006 17.37

piedi nudi sul cruscotto, canzoni da cantare, paesaggio che a poco a poco si appiattisce.
Sembrerebbe una giornata così spensierata. e invece è letteralmente il contrario, canzoni leggere con mille ricordi attaccati addosso.
il cielo, le nuvole, il verde rincorrersi dei filari inseguito dal mio sguardo e dal fluire incessante dei pensieri. vorresti poterne trattenere qualche pezzo ma è tutto in continuo movimento.
i ricordi ondeggiano senza posa, si allontanano e ritornano mentre andiamo verso il mare. impossibile lasciare tutto fuori dal finestrino.

Il pic-nic era il più fresco e colorato che abbiamo fatto: fragole, ciliegie, albicocche, pesche raggruppate nella plastica gialla. bellissimo. Poi c’erano le rotelle al salmone che facevano la parte del salato. anche loro molto carine, ma assolutamente troppo poco salate!
Doveva essere proprio il giorno della frutta, me ne sono resa conto solo sotto l’ombrellone: forcine con le fragole e ciliegie che girano intorno alle spalle.
cherry temptation. già già.

Ovviamente mi ero portata via da leggere. potevo scegliere tra tre cose. “Coraline” l’avevo comprato da tanto tempo ma non mi decidevo mai, temevo potesse farmi paura. qualsiasi cosa non può essere troppo impressionante in una bella giornata di sole a pancia in giù su un asciugamano, così l’ho iniziato.
mi piace questa ragazzina esploratrice che si fa coraggio stringendo un sassolino in tasca e sfida le sue paure.

Mentre ero al telefono guardavo la mia ombra sulla sabbia, poteva essere quella di quando avevo sei anni. a pensarci il mio look marino non è poi cambiato molto. codine, cappellino, frutta sui vestiti. e se resisto alla tentazione di farvi vedere la foto è solo per pigrizia.

ma anche in spiaggia l’aria è talmente zeppa che quasi ne senti il peso sulla testa, quando cantare non basta, dormire neppure e leggere solo un po’. ci vorrebbe un registratore dei pensieri. così stai tranquilla e non ci fai troppo caso, tanto resta tutto lì se ci vuoi tornare.

Così questa volta non ho raccolto conchiglie, non ho fatto la passeggiata, non ho toccato la sabbia (se non con i piedi). il mare però l’ho guardato, ma solo alla fine, perché me l’hai chiesto tu. dopo tutti quei sogni temevo che vedendomi mi saltasse addosso. invece no, ondine trasparenti e arietta fresca.
ok ok, adesso però basta mare, voglio tornare a casa!
ma non prima di un mega gelato alla nocciola e un giretto nel colorato centro storico. patatine e calamari da passeggio. rigorosamente salatissimi.



- ma come, non hai mai mangiato i calamari da passeggio?
- no…
- allora li dobbiamo assolutamente prendere!

all’epoca neppure avevo un’idea precisa su cosa fossero i calamari, e forse neanche mi erano piaciute più di tanto quelle strane patatine ad anello gusto pesce. però avevo fatto del mio meglio.
è così bello far conoscere cose nuove alle persone a cui si vuol bene.

il libro dei sogni10 June 2006 10.10

siamo in una decapottabile, lungomare di Lignano Sabbiadoro, la guida uno zio o qualcuno del genere. mentre ripartiamo lascio il mio zainetto sulla riga bianca del parcheggio, vicino a un oleandro. dentro ci sono il portafoglio, il telefono, l’Orsetto. sono cose importanti e mi meraviglio della leggerezza del mio gesto. ma penso che tanto dopo ripassiamo e riprendo tutto.
Il mare è agitato, le onde fanno i capricci, sono già arrivate alla strada, l’acqua lambisce i tronchi degli alberi, li inghiotte e a poco a poco il piano terra dei primi condomini è allagato. la gente non ha tantissima paura, è un po’ curiosa, cerca riparo dal vicino di sopra, ma quasi più per guardare cosa succede dall’alto.
Mi vengono in mente i miei tesori abbandonati al parcheggio, chiedo se si fa in tempo a recuperarli “figurati, quelli ormai sono andati” penso al povero orsetto, sbatacchiato chissà dove insieme a cartacce e mozziconi.

Lo zio ci guida veloce a casa, guardiamo un po’ cosa succede al bar e poi saliamo. Casa mia è altissima, come fosse al decimo piano della Duna. Il piano sotto è già sommerso, per fortuna le finestre erano chiuse bene, c’è come una luce blu scuro dietro ai vetri. provo a sedermi a tavola al solito posto, che è di fronte alla finestra, per vedere che effetto fa. Niente verde, niente luce del sole, niente canto di uccellini. “Per fotuna non ci sono neppure pesci che passano, sarebbe ancora più impressionante!” tutto sommato sembra una situazione sopportabile.
Dal piano di sopra invece lo spettacolo è scioccante. Mi affaccio alla finestra della camera, sotto il sole tiepido una distesa d’acqua da qui all’orizzonte. Tutto tace, l’antenna dei vicini di fronte emerge come un ramo secco, quel mare gigante ora è tranquillo, ma è come se tutta quell’acqua ti rimescolasse qualcosa dentro.

Più tardi ce ne stiamo seduti sopra delle impalcature, io sono un po’ malinconica ma i miei amici sono dolci e affettuosi, soprattutto lei. guancia a guancia e una carezza sospesa nel vuoto.

il libro dei sogni8 June 2006 8.54

mi venivi a trovare nella vecchia camera dai miei. ti muovevi con familiarità, come fossi stato un amico d’infanzia. modi sbrigativi, molta polvere sul pavimento e calzini da lavare. “eddai, invece accompagnami in lavanderia”
è tardi, mio padre se ne va a dormire.
mi avevi portato una cartolina coreana con le farfalle, la sistemavo sulla mensola sopra il letto. però quello che adorava le farfalle mica eri tu. o forse si?

la sera prima invece c’era quel tuo amico che al telefono ti diceva qualcosa su di me, ma accidenti! non ricordo cosa

la sera prima ancora c’era una telefonata bella. mmm.
Questa era facile. Tecniche base per il mestiere di subconscio.

il quadernetto dei pensieri7 June 2006 18.41

Vero, non male l’idea.
Leggo che è lo strumento per “pesare” l’aria e che funziona in modo simile a una bilancia. Perfetto! il peso dei miei pensieri è sempre un bel cruccio.
Ma come sarebbe il Barometro di Tiz? a mercurio, aneroide o elettronico?
con i disegnetti sole-nuvole-pioggia o le parole?

è uno strumento che ho sempre ignorato, mio nonno però lo controlla ogni giorno, salvo poi sentenziare che “il tempo farà quello che vuole”. saggezza inattaccabile.

allora cosa ci mettiamo? al posto di Stormy, Rain, Change, Fair, Very Dry… che poi queste parole io non le so neppure pronunciare, molto meglio “tempo bello” anche se sembra meno autorevole
o pensavi di cavartela con una statuina segnatempo? quelle rosa/azzurro sbirluccicanti!
si ecco.

In appartamento al mare ne avevamo sempre una e a me piacevano un sacco, ma più che per le anticipazioni meteo (che neppure mi ricordavo l’associazione dei colori e dovevo sempre andarla a chiedere) mi affascinava come questa cosa tipo sasso potesse cambiare colore.
Però ok la glassatura zuccherosa (che un po’ restava sulle dita, come il luccichio delle penne profumate), ma mica crederai possano bastare due miseri colori. sarebbe troppo semplice! minimo ci vogliono i colori dell’arcobaleno, più qualche tonalità scura da nuvoloni grigi, da mare in tempesta, un blu nerastro, un viola livido…
e non è che i colori si presentano uno alla volta, almeno tre o quattro…

si ecco, uno spettacolo di barometro. assolutamente.
perfetto da tenere vicino alla sveglia sul comodino, o su una mensola della cucina.

ma poi li saprai leggere i colori?
hummm
però dai, anche se non ci si capisce nulla dovrebbe essere proprio bello da guardare!

Barometro di Tiz *glitter multicolore*
complicato - imperscrutabile - delizioso
(solo per amici affezionati)

il libro dei sogni6 June 2006 17.04

e anche nei sogni in cui non ci sei
c’è il peso della tua assenza
e faccio le scale di corsa, i miei passi veloci sui gradini di pietra
vivo da sola come sopra un tetto
una casetta semplice che assomiglia alla felicità
e se suonano alla porta mi batte il cuore e guardo sotto la fessura per vedere chi è

la promessa di una promessa è al primo posto tra le cose da ricordare

il quadernetto dei pensieri 16.19

> Stormy

48 messaggi gratis e solo una parola da digitare
poco stile e molta rabbia scaraventata sul letto
oppure meglio spegnere tutto.
Dire basta e rimangiarselo subito dopo. il fermo immagine del mio pollice sospeso. e poi leggere e rileggere, mettersi a scrivere con carta e penna e ritrovarsi invece a parlare
senza riuscire a spiegare. perché

(comunque che Disperazione e Desiderio fossero sorelle gemelle io mica me lo ricordavo)

> Rain

ma certo, domande retoriche per venirti a trovare.
Mi offri qualcosa? o devo arrangiarmi a rubare un dolcetto dalla credenza? la briciolina dorata di un biscotto come fosse una preziosa pepita.
Mi asciughi una lacrima? una lacrima da trucco e fumo. nulla di triste, solo tenerezza.
tenerezza fuori dal tempo. ciao. ci vediamo dopo, ciao.

> Change

e poi ridere a ripensare
e come ci si muove leggeri in certe serate, come se il pavimento fosse soffice, i gesti scivolano lenti senza peso.
e quanta pazienza hai tu che ogni volta mi riporti intorno la serenità e mi abbracci e mi stringi *così bene* che non c’è più posto per le nuvole grigie, neppure lo spazio per un’ombra sottile

> Fair

Domenica ho pensato che ero proprio da scopare.
Cioè no, volevo dire da sposare.
Mi vedo riflessa prima di salire in macchina, tutto bianco e nero: ballerine, gonnella, maglietta e giacchetta. visetto e caschetto.
Una perfetta fidanzatina da presentare ai parenti. Io un po’ intimorita, tu che mi rassicuri con lo sguardo e stringi impercettibilmente le labbra (quella specie di micro sorriso appena accennato che dice tutto bene partiamo).

Si ma questo è già stato fatto, però invece del bianco e nero c’era il turchese. e il caldo, le spalle fuori e non la doppia manica lunga!

sposare/scopare… in questi giorni mi sembrano persino due parole vicine… chi l’avrebbe detto.
certo il vero scandalo resta la doppia manica lunga… e che cazzo!

> Change