in viaggio verso la costa azzurra. a casa ho lasciato un quadernetto con le pagine nere e un vinile inaspettatamente bianco.
oggetti piuttosto suggestivi. ho già la matita adatta per quelle morbide pagine scure, quello che non so se troverò sono le parole “fuori dal comune” per cui mi è stato regalato. il vinile è una sorta di monolite misterioso, però al contrario: tondo, piatto, bianco. me lo rigiro fra le mani, lo guardo come si guarda una pagina immacolata, uno spazio libero. come ci dovessi scrivere qualcosa io…
ma è ovvio che le canzoni ci sono già, chissà se il vecchio giradischi arancione potrebbe funzionare ancora… mi pare di vederlo, dentro una tenda, dentro una stanza… [il silenzio improvviso della tivù, quella scena, nel cuore della notte, come la vedessi la prima volta] magari in mansarda. in mansarda andrebbe bene, ma ora smetti di divagare.
lo scrigno magico e il voto della principessa
- cos’è quel cordoncino rosa legato alla finestra?
- apparteneva ad una principessa, era stato legato al suo polso, ma prima ancora custodiva un regalo prezioso.
- davvero?
mi fissa con gli occhioni scuri sgranati, il faccino tondo inclinato… la incuriosiscono molto le storie misteriose (poi se il mistero è racchiuso in una carta regalo, tanto meglio!) e prima che mi riempia di domande inizio a raccontare.
C’era una volta una principessina,
era una principessina un po’ buffa, con le antenne in testa e una bacchetta magica di cristallo. Per il suo compleanno ricevette in dono un piccolo scrigno pieno di sorprese, in una nuvola stellata tre farfalline azzurre e un cuore tintinnante. non avrebbe saputo immaginare regalo più bello “lo porterò sempre con me, al mio polso destro” promise a se stessa.
Non tolse quel braccialetto neppure per dormire, né il giorno dopo né il giorno dopo ancora.
Poi ci fu una festa, sulle montagne più belle. le cime bianche abbracciavano il cielo limpido, sotto i suoi piedi una distesa di crochi… e lì ad un tratto lo smarrimento e l’angoscia. il braccialetto non c’era più.
La principessina era disperata. lo cercò ovunque senza darsi pace. ripercorse al contrario il sentiero trattenendo il fiato ad ogni luccichio, cercò nel grande prato, tra i fili d’erba e i fiori, fino a tarda sera… ma non fu più ritrovato.
Qualcuno le disse che di fronte ad un prato così bello quelle tre farfalle non poterono resistere e volarono via tra i fiori. però questo non bastò a consolarla. sperava ancora di ritrovarlo a casa. Nel frattempo, costretta lontano, si legò al polso la cordicella e quando dormiva la teneva sotto il cuscino.
Tornata a casa però si dovette rassegnare, nessuno riuscì a trovare il gioiello che le era tanto caro, così decise di fare una specie di voto: fino al suo prossimo compleanno mai nessun altro braccialetto le avrebbe cinto il polso.
- e lo ha fatto?
- certo
- e poi l’ha ritrovato?
- purtroppo no.
- e adesso?
- adesso non è più una principessa, guarda con diffidenza i crochi e mette tutti i braccialetti che vuole. Ma ancora lo cerca, a volte senza accorgersene, tra le bancarelle dei mercatini o nei negozi di gioielli antichi.
e io che alzo il calice e faccio un brindisi ai miei migliori amici resta solo una scenetta patetica nella mia mente
il pomeriggio del mio compleanno fervono i preparativi
il pomeriggio del mio compleanno verso le cinque c’è un arcobaleno alla finestra.
Lo guardo e mi intenerisce, come fosse un gesto carino apposta per me.
tanto per ingannare l’attesa (quando il fascino è una secchiata d’acqua in testa)
appena prima di arrivare in stazione inizia a diluviare, non ho l’ombrello, l’ho proprio dimenticato. e così mi inzuppo per bene, prima di trovare riparo sotto un cornicione, all’angolo prestabilito. siamo in piena estate, piove a dirotto e c’è un gran viavai di gente e auto. ma la cosa singolare è la musica.
***la musica per la strada***
non si allontana insieme a un auto, non è qualcuno che mi aspetta in versione romantica col finestrino abbassato, è proprio lì tra le fronde dei tigli, sopra il marciapiede lucido, come facesse parte dell’ambiente. la prima canzone ad accogliermi è “il cielo in una stanza”, ascoltata così all’aria aperta diventa davvero magica e me ne sto incredula a guardare i goccioloni che scendono quasi convinta che quelle note arrivino dal cielo come l’acqua.
gli altri brani non me li ricordo, ma erano tutti classici della musica italiana. il benefattore era l’omino del chiosco dei giornali, che invece di essere un attempato nostalgico, si rivela un trentenne vagamente fighetto. sembra simpatico. viene abbracciato con amichevole trasporto da una tipa con i capelli rosa. uno che non teme le relazioni sociali. o le relazioni in genere…
già
di punto in bianco si avvicina a me. io fino a quel momento avevo osservato quell’angolo di strada come riparata dietro un vetro, che tanto non rischiavo di conoscere nessuno e nessuno mi avrebbe rivolto la parola. invece sento dire “hai una sigaretta?” lo sta chiedendo proprio a me, da quando ho l’aria di una che fuma? o di una che offre sigarette? forse lui con queste canzoncine ispirate ha dei poteri!
per fortuna sto zitta, faccio un mezzo sorrisetto e dalla micro borsa morbidosa (dove tutto l’indispensabile è stipato al millimetro) estraggo le sigarette. mi rendo conto che non so neppure come si porge il pacchetto. lui ringrazia, ma perché è ancora qui? “da accendere?” sospiro e gli passo l’accendino, niente cortesie, meglio che fai da solo.
“bella la maglietta” dopo aver fissato le mie tette. io scoppierei a ridere, perché è troppo evidente che ci sta provando, ma ha una nonchalance invidiabile. “eh! oggi prende un po’ di pioggia” e lui con uno slancio d’allegria “si, ma è bello un po’ di fresco, si respira, si sta bene!” e se ne ritorna fra i suoi giornali.
Buffa questa cosa. Indosso volutamente i peggio pantaloni che ho e una comune maglietta senza vezzi o scollatura, intorno a me altre ragazzuole ben più curate sostano sotto il cornicione… potrei dare qualche merito al lucidalabbra (premio miglior acquisto estate 2006! grazie scarlett sarai anche una stronzetta ma mi hai consigliato bene), ma in fondo non ha importanza… certo non sarebbe poi stato male, dentro quel gabbiottino, nascosti fra i giornali, tanto per ingannare l’attesa mentre gli angeli cantano le canzoni più belle e la gente cammina frettolosa…
poi in questo agosto piovoso non riesco a non pensare a quella vocina ridicola che canta “la piogia che ti bagna ti rende ogni istante più bela che mai”. forse è stato quello. anche tu dicevi qualcosa del genere, ricordi?
spero che piova almeno un pochino… e scordati l’ombrello!
Fiori sbagliati - ovvero - la commedia degli equivoci
qualche anno fa ho inviato dei fiori ad una persona che sapevo triste e rabbuiata.
era il sei giugno, cioè il sei del sei, cioè effe effe che tradizionalmente significa Fiori ai Fiori.
Quale occasione migliore?
All’epoca i messaggi d’amore viaggiavano via fax e la cosa più semplice era telefonare alla fioreria del suo paese, supplicare un po’ di fiducia e spedire i soldi in busta con una letterina gentile. Al telefono avevo fatto mille raccomandazioni, che gli iris fossero proprio blu “sì, va bene” non lilla o viola ma blu “non si preoccupi, li ho qui davanti” accompagnati da un bigliettino con l’unica dicitura “F.F.” che altro non c’era bisogno di dire.
e invece…
Quando ci siamo sentiti sembrava arrabbiato con il mondo intero. tra le altre cose mi ha raccontato di un fatto tremendo che gli era capitato e che gli aveva dato molto fastidio, aveva ricevuto dei fiori viola (viola??) e appena li aveva visti li aveva fatti a pezzi!
a pezzi!!!
io ovviamente non riuscivo più a spiccicare parola, avevo davanti agli occhi quei poveri iris martoriati ed era un po’ come stare al telefono con hannibal lectar.
un chiaro segnale che quella storia doveva finire.
un chiaro segnale che quella storia era già finita, nel caso non me ne fossi accorta.
poco importa se la sua rabbia non era rivolta a me ma alla tale F. F. (della quale ovviamente non conoscevo l’esistenza) che aveva l’ardire di tormentarlo, senza contare le sue ridicole superstizioni da “uomo di spettacolo”…
Da quella volta ci ho sempre pensato bene prima di mandare dei fiori a qualcuno…
ma forse non abbastanza.
comunque avrebbero dovuto essere così:

Ma non parlarmi di orchidee
Non mandarmi più orchidee
E non fidarti di me
Perché sai che io so che tu sai perché
(Sonica)
ps: ma i fioristi si rendono conto dei pasticci che combinano?

