Sento la leggerezza che ritorna. o almeno credo, certo per leggerezza non si intendeva stare venti minuti di fronte allo scaffale caramelle, sperando di indovinare…
è un reparto che non guardo mai. ci sono caramelle che credevo non esistessero più! tipo gli zuccherini alla menta, l’ultima volta il mio naso non arrivava al bancone del bar e i vasi dei dolciumi erano ancora più su, con il coperchio che sembrava un cappellino dorato. nelle ore di tranquillità la nonna se ne stava spesso rintanata in quella specie di retrobottega, dietro la pesante e ruvida tenda verde, la sua sedia vicino al lavello e più in là casse nere, gialle e rosse di bibite e bottiglie.

Ora invece di nuovo in ospedale. andarla a trovare è così rilassante, se non fosse per il pensiero che rischia di morire soffocata, e morire soffocati non credo sia una buona cosa, non è certo il modo che sceglierei. adesso la crisi è passata e ha tanta voglia di chiedermi e raccontare. argomenti frivoli contro la noia della corsia.

Quando esco sono più serena, ripasso mentalmente le cose da prepare
- il pane l’ho preso
- i funghi sono a casa in ammollo
- i fiori nel vaso
- la tovaglia pronta nel cassetto
- la legna accanto al caminetto
bene.
compro il caffè e parto alla ricerca del dolce. il mitico *dolce di san martino*!
ricerca che si rivela ancora più difficile di quanto immaginassi, alla fine mi devo accontentare. il mio san martino di pasta frolla non è che l’ombra di quello dell’undici novembre di tanto tempo fa. era così bello che nessuno aveva il coraggio di mangiarlo e rimase qualche giorno in soggiorno, in esposizione tra i vasi cinesi, con le sue dolci decorazioni sgargianti.

Ma se questa volta il dolce non è memorabile, almeno speriamo lo sia l’albero