il quadernetto dei pensieri24 December 2006 18.05

quando scopri che vodka martini fa rima con pompini

il quadernetto dei pensieri21 December 2006 19.28

Sarà l’autunno, sarà l’intensità dei suoi tramonti dietro gli alberi scuri, saranno le foto dei turisti davanti alla tomba di Jean Paul Sartre e Simone De Beauvoir
- ma voi due quando sarò morta e sepolta mi verrete a trovare?
- ti sembra il caso? fossi una principessa vissuta nel lusso più sfrenato e morta ghigliottinata, avresti qualche possibilità di vedermi da lassù mentre fotografo la tua tomba. ma direi che allo stato delle cose non se ne parla!

Ma lo stato delle cose può cambiare rapidamente, ghigliottina o meno.

Due giorni dopo sono a un funerale, per fortuna non il mio. ma, impossibile non pensarlo, avrebbe anche potuto esserlo. qualche anno di differenza, il mio stesso lavoro e alcuni interessi in comune. più di quanti immaginassi, scopro dopo, cercando il suo nome sul web.

Cielo limpido appena rigato da qualche striatura bianca, l’aria pungente e qualche capello ramato che mi svolazza davanti agli occhi. Strano essere all’aria aperta di sabato mattina.
Il cimitero è in un bel posto, non troppo soffocato dagli edifici, con le colline intorno e tanto cielo celeste. cielo celeste e rose rosa, sopra la bara.
Un cuscino di sole rose per una vita giovane. niente ciuffi o pennacchi verdi che spesso usano per decorare. un unico colore dolce e gentile, sembrava morbido da toccare. ho pensato che quel cuscino di petali sarebbe stato meglio dentro, con lei appoggiata sopra, ultimo gesto di tenerezza.

Pensavo a come aveva passato gli ultimi giorni, me la immaginavo parlare con le persone più care intorno al letto e magari cercare di rintracciare un amico lontano, un amore mai svelato…
Invece neppure il tempo di uno sguardo. sotto anestesia per un primo esame e poi in coma per una settimana. Dicono che lei neppure se n’è accorta. qualcuno dice “meglio così” ma io non lo so, non credo vorrei questo per me.

Suo fratello si avvicina alla fossa, saluta con la mano e dice “ciao Bruna”. Il tono della voce è quello di tutti i giorni, appena un po’ più lento, come lontano. Sono rimasta a guardare per un po’, ma senza avvicinarmi, senza gettare il mio pugnetto di terra sulla bara, un gesto intimo e io non la conoscevo abbastanza.

Il giorno dopo sono alla “festa del libro”, dalla parte del banchetto per fare un piacere a un’amica.
Dopo aver riso per la storia di SUPERCONIGLIO! prendo due libri per me. Quando Pamela li vede sembra preoccupata “ma sono uguali!”. io non lo so, non li ho ancora letti, ma uno lo comincio subito, come non potessi aspettare.

A casa ascolto una raccolta di De Andrè. Peccati perdonati, singhiozzi soffocati, suicidi fra le braccia del Padre baciati in fronte. Amori che fuggono, amori perduti, amori tragici. Sacro e profano, puttane e fiori. Gigli, fiordalisi, rose, papaveri, viole.

Io non lo so, ma forse morire non è poi così male.


i due libri uguali

il quadernetto dei pensieri14 December 2006 15.51

sabato notte il classico temporale estivo. all’improvviso tuoni e fulmini nel buio pesto delle colline. tu sospiri beato “è un’estate che non vuole finire” ma io sorrido diffidente “ma quale estate che non vuole finire, l’estate se n’è proprio andata, te lo dico io”. ognuno ha le sue ragioni, ognuno parla per sé.
spegni la luce per vedere meglio le saette che squarciano il buio, il finestrone ad arco ci regala una postazione invidiabile, la grandine sbatte contro il vetro e si accumula. quando fuori c’è una distesa bianca di ghiaccio mi decido a tornare a casa.
poi il giorno dopo sembra primavera, e ieri notte *pioggia di stelle*!

il suo messaggio è una benedizione, giro intorno a casa stringendomi nel giaccone, il naso in su per non perdere nessuna stella cadente. me l’immagino seduto fuori, in cima alla sua collina, con la volta celeste palpitante che riempie lo sguardo e avvolge l’animo. non sente neppure il freddo. vaglielo a spiegare tu che non è più agosto…

il libro dei sogni11 December 2006 15.56

per qualche disguido i miei genitori non si erano mai veramente sposati. c’era stata la festa e le foto, ma non il vero matrimonio. saltava fuori solo adesso ed era scandalo in paese. come se la famiglia in cui ero cresciuta non esistesse più. anzi, peggio, non fosse mai esistita. erano gli anni sessanta e io spiegavo alla gente con un nodo in gola “ma quella è sempre la mia mamma, mi accompagnava all’asilo ogni giorno e poi a scuole e…”
lei sembrava più tranquilla, mi prestava l’abito del suo finto matrimonio per le mie nuove nozze. era di quel verde menta pastello che mi piaceva tanto alle superiori, corpetto all’americana e raso luminoso fino alle caviglie. era l’abito da sera della “barbie portofino”, giusto a lei poteva stare bene, alta, bionda e sempre abbronzata! lo indossavo prima di partire, per essere già pronta, ma il viaggio si rivelava più lungo del previsto ed ero un po’ agitata. liguria, piemonte, lombardia… e io da sola, in una macchina sportiva in prestito, con la batteria del cellulare da centellinare. montagne, laghi, colline e io da sola, nel mio abito verde pastello che miracolosamente non si sgualciva neanche un po’. arrivavo che era buio, molte persone festanti intorno a me, amici e parenti. immagini scure e sgranate, le ultime foto di una lunghissima giornata.

il quadernetto dei pensieri10 December 2006 19.00

Immaginavo sarebbe arrivato legato sopra il tetto della macchina, anche se sapevo che non poteva essere così. Più credibile pensarlo sul sedile dietro, magari un po’ in obliquo, come un parente che vai a prendere all’aeroporto, stanco del lungo viaggio. Invece con mia sorpresa era confezionato in una compatta scatola-valigetta.
e allora è come avere sette anni e la pista da montare, ginocchia sul pavimento impazienti di vedere come viene. alla fine i saltelli sono gli stessi del piccolo giovanni, il giorno prima, che scandiva con la voce cinguettante “monopattino! monopattino!”.
in fondo anche per noi quell’”albero germogliato” l’aveva portato san nicolò.

chi l’avrebbe mai detto
dubbi, dibattiti, pro e contro da valutare… mica facile.
a sentire “è un po’ da città” subito non se ne fa nulla che non te lo puoi proprio immaginare un albero “da città” in un tipico borgo di campagna, che se poi guarda fuori e vede tutto quel verde vero, cosa potrebbe pensare? magari si sentirebbe solo. unica pianta finta nel raggio di chilometri (fosse vero! le più insospettabili signore di campagna tengono fiori finti in entrata, sob!).
poi però a sentire quanto soffrirebbe un povero pino vero, chiuso in una stanza tiepida lui che è nato per le alte vette coperte di neve…

insomma, alla fine ho ceduto anch’io, ed è *albero di natale finto*

già pensarlo “di plastica” rende la cosa più accettabile. un tocco pop nell’atmosfera genuina del natale. perché a me la plastica sta simpatica (escludendo piatti e bicchieri) e mi racconto che in una casa si troverà più facilmente a suo agio, farà amicizia con qualche oggetto…
qualche oggetto? in effetti la prima cosa in plastica che mi viene in mente è lo scopino del bagno… non molto elegante, lo ammetto. è che a pensarci bene non c’è poi tutta questa plastica a casa mia.
in ogni caso credo che quei due potrebbero fare amicizia, in fondo appartengono entrambi alla stessa specie.
- ma ne sei sicura?
- beh, germogli, plastica…
- ma io sono un oggetto di design!
- avanti Merdolino, non fare lo snob.

Il mio albero di natale è alto un metro e cinquanta e ha cinquecentoventi rami. Prima di prenderlo me l’hanno descritto (al supermercato c’era anche “la gemma delle alpi” con le pigne attaccate ai rami con il fil di ferro, vabé la finzione, ma non esageriamo!) poi l’ho visto su internet e mi ha subito conquistato, aveva l’aria un po’ buffa che pensi “chissà se lo potrò abbracciare”. Dev’essere così che funzionano le agenzie matrimoniali.
L’abbiamo decorato in bianco, argento e blù. Ora è meno buffo e più sciccoso.

*** e quando appoggio la testa sul cuscino per dormire ho ancora negli occhi le lucine azzurre che vanno e vengono fra i suoi teneri rami fasulli.

(certo c’è anche il presepe. quello mini dell’anno scorso, ovvio. in più però ci sono le pecore di Nizza. quella volante è simpaticissima!)

il libro dei sogni7 December 2006 12.39

la gonnellina scozzese di quando avevo sette anni e un grazioso fiocco rosa legato intorno al ginocchio, come ornamento. e delle ginocchia carine che me le posso giusto sognare.
una visita a sorpresa e la camera degli ospiti da sistemare. sono così felice che non vorrei dormire ma il giorno dopo c’è scuola. le ore noiose del sabato mattina. poi liberi per tutto il pomeriggio a gironzolare con gli amici, fino a vedere il tramonto spettacolare da una panchina del centro. spettacolare nel senso che il sole offriva proprio uno spettacolo. scendeva di scatto nel mare e risaliva per colare giù come una macchia di colore, e poi di nuovo su e un’esplosione gommosa… il resto del mondo sembrava in bianco e nero, come parigi nei film.
ma quella panchina forse era manhattan.

il libro dei sogni6 December 2006 14.05

un aereo gigante appena sopra la casa dei vicini. precipita e perde un pezzo proprio davanti a me, cade nel giardino di fronte, carico di persone. sfonda tutto e si ferma in taverna dei miei. persone bruciate e sofferenti, distese come bozzoli mummificati. soccorro le prime due, poi i miei fratelli e mio padre mi esortano ad andare via. sposteranno loro gli altri corpi carbonizzati.
l’altra parte dell’aereo potrebbe essere caduto sulla casa di mia sorella. presto, bisognerà telefonare o andare a vedere!
poi quando torno a casa io e mia mamma prepariamo i viveri per i sopravvissuti. vorrei farli salire a tavola con noi, ma lei dice che non ci sarebbe abbastanza posto. in dispensa non c’è molto, scendo giù con un pentolone di minestra calda. riconosco la prima signora che ho aiutato, e poi vedo tanti altri sistemati alla meno peggio sul pavimento, con lenzuola e coperte. allora si sono salvati in molti! procedo tra quei volti stanchi e stravolti, qualcuno mi guarda con diffidenza, io abbasso lo sguardo e vado avanti. ma quanti sono? non avremo mai abbastanza cibo per tutti! lo scantinato sembra immenso, con dei grandi scatoloni hanno creato come delle stanzette, nel tentativo di ritagliarsi un po’ di privacy in mezzo alla disperazione. porto loro del cibo ma mi sento un’estranea, c’è una ragazza con gli occhi belli e chiari, ha l’espressione gaia di una piccola volpe ma il suo sguardo mi ferisce. più avanti scorgo del verde e una luce, come ci fosse una serra, come se lo scantinato dei miei fosse diventato un’immensa città-dormitorio sotterranea.

il quadernetto dei pensieri1 December 2006 14.07

ore piccole davanti al computer. lavoro lavoro lavoro.
così mi trovo ad orari strani tra casa e ufficio, mani sul volante, strade deserte, il mondo che respira appena e sembra immobile. tutto diventa raggiungibile.
in una notte quanti chilometri si possono fare?
orari strani in cui una piccola deviazione non la noterebbe nessuno.

Se il mondo fosse come nei libri di favole tutti i bambini dormirebbero con un quadrato di stelle che veglia su di loro.
e le distanze o i cancelli non potrebbero impedirmi di affacciarmi a qualche finestra, senza bussare, anche solo per vederti dormire. il colore dei tuoi occhi al sicuro sotto le palpebre e un faccino beato sprofondato nel cuscino.


(illustrazione di Arcadio Lobato)

A casa si sente ancora un po’ il profumo della cena di qualche ora prima. mangiare di corsa con te non esiste, e anche nei periodi caotici si impone questa piccola tregua dove i tempi sono dettati da un sugo come si deve e per qualche minuto c’è il lusso di dover solo aspettare.
Tutto tace e nella penombra dell’entrata penso a cosa avrai fatto tu qui da solo, mentre mi affannavo tra gli spettri delle scadenze. i mobili nuovi sono come spogli, senza gli oggetti o il disordine che li fa diventare nostri. poi mi giro e sulla mensola-cassetto vedo che hai spostato il porta corrispondenza, se ne sta zitto zitto con il suo ventaglio di cartacce importanti.
Quella piccola cosa disordinata ha un nuovo posto, e la nostra casa a poco a poco è sempre più casa nostra. salgo le scale, saluto le stelle dalla finestra piccola e bacio nella penombra quel broncetto involontario appena sotto le lenzuola.