una degustazione in un piccolo negozio, tanto per ingannare l’attesa.
va bene, allora provo io. lei ha un faccino simpatico e gentile, gli occhi vispi, ma un contegno professionale.
ma il bacio no, non mi era piaciuto, quella lingua piccola e dalla consistenza friabile era piuttosto fastidiosa, però scendendo lungo le spalle sul piccolo seno, e poi giù la pelle bianca del ventre… il suo corpo era così gradevole…
era solo un assaggio, ma non c’erano dubbi: niente baci, solo tutto il resto.
segnalibri (un amore utilizzabile dal _ al _)
tempo fa ho ricevuto un grazioso segnalibro fatto apposta per me
ci sono le parole di una canzone che non ho mai ascoltato:
A volte potrai avermi con un fiore, a volte un fiore non ti basterà, a volte penserai di avermi chiuso in una stanza. Dammi le tue chiavi dolci, voglio farne una copia, voglio scrivere una lunga poesia per le tue braccia.
non so ancora per che libro lo userò, intanto fa bella mostra fra i rami dell’albero finto, insieme alla pecorella rosa e ai topolini innamorati che erano arrivati per posta l’anno scorso. i topolini li ho messi in un nido vero, verso l’interno dell’albero, nascosti come fidanzatini. infatti nessuno li nota e loro possono continuare a sbaciucchiarsi in pace. la gente non è abituata a curiosare fra i rami.

quella dei segnalibri è una faccenda seria, secondo me ogni libro dovrebbe avere il suo, anche se a me capita spesso di doverne improvvisare uno, però anche lì cerco di non scegliere a caso.
ad es. quest’estate leggevo “l’accademia dei sogni” e sono stata ben felice di usare come segnalibro lo scontrino di mc donald con il preziosissimo codice per il bagno. mi aveva colpito molto questa cosa, perché malgrado non mi piaccia quel cibo ho sempre apprezzato i loro bagni. a Nizza però, e probabilmente anche da altre parti, si sono attrezzati e per entrare in bagno devi digitare un codice, che è sullo scontrino. così i bagni li usano solo i clienti. mica scemi. certo l’idea di digitare un codice per fare la pipì quasi quasi mi fa venir voglia di andare dietro una siepe. non che io sia così pratica, e poi trovala tu una siepe in centro città…

il segnalibro che sto usando adesso invece l’ho comprato alle ferrovie dello stato, tre euro e ottantadue.
potevo farci un viaggio e invece ci leggo “un amore” di buzzati.
non vedo l’ora di finirlo! sto diventando claustrofobica. è uno di quei libri che ti tengono in ostaggio. arrivi ad un punto che non ne puoi più e vorresti liberartene, ma l’unico modo è andare fino in fondo. pensi di abbandonarlo ma sai che non ci riuscirai e invece ci torni sempre… malgrado l’ansia e i mille dubbi, continui ad aspettare una telefonata, annusi il suo cuscino e non ti dai pace. fino all’ultima pagina.
noi zitti sotto una copertina soffice di neve
e loro che ci passeggiano sopra nel buio

- Non respiri con me i teneri profumi della notte, oh con quanta dolcezza carezzano l’essere nostro, misteriosi vengono a noi nell’aria e nessuna domanda mi sale più alle labbra se mi abbandono al loro incanto. Ugual magia mi ha legato a te mia cara il giorno in cui il mio sguardo si posò su te la prima volta, seppi cioè che non avrei più domande senza risposta, i miei occhi t’avevano veduta e il mio cuore, il mio cuore aveva capito.
- Vedi, la poesia mi piace, sì, la capisco, non sento la mancanza della musica.
- Ma la poesia di Wagner vale per la sua musica e la sua musica vale per la sua poesia. L’una non può esistere senza l’altra e da questa portentosa fusione nasce un nuovo linguaggio che riesce a farsi intendere da tutti quanti, in ogni parte del mondo, da tutti quanti. Un linguaggio che può anche divulgare le idee! Io non so spiegarmi però io so, io so che il regalo più grande che si possa fare al popolo è quello di arricchire il suo spirito.
- Mon cousin, che cosa vuoi fare della tua Baviera, una nazione di musicisti?
- Vuoi prendermi in giro, sono cose importanti, almeno per me. A Wagner io debbo il coraggio e la fede diciamo di poter fare qualcosa nella vita, di poter essere utile a qualcuno nel mondo sia pure nel modesto ruolo di intermediario, debbo tutto ciò a lui, come debbo a te…
- Cos’è che mi devi?
- Ti devo la felicità di questi ultimi giorni, passati aspettando il momento di rivederti. Una così pura, completa felicità.
Prometti di aiutarmi sempre, di non abbandonarmi, vuoi?

- D’accordo. Sei un bambino Ludwig, anche un po’ pazzo. Lo siamo un po’ tutti in famiglia, me compresa, io ne sono convinta.
- Prometti che non mi lascerai mai, solo questo. Che potrò vederti se avrò bisogno di te, anche solo un momento, ma un momento che sia mio soltanto.

- D’accordo, sebbene non vedo come ciò possa avvenire dal momento che tu stai a Monaco e io a Vienna.
- Ti raggiungerò dovunque tu sia. Anche se non vieni mai a trovarmi io so che vai spesso a Posonov(?) vero? e d’ora in avanti senti io… ma io so quando tu devi venire, per il Tristano di Wagner, l’opera che abbiamo deciso di mettere in scena. Sono sei anni che aspetta, la farò rappresentare io, gliel’ho promesso. Tu devi vederla, è meravigliosa! Riuscirai a capire tutto ciò che ho cercato di dirti e ti farà capire anche me e che cosa mi è successo in questi pochi giorni. Poi starai un momento con me e mi dirai solo “ho capito”. Sai dove ti aspetterò? ti rammenti cinque anni fa, l’Isola delle Rose, la bandiera alta sul pennone significa “ti aspetto”, te lo ricordi? Vieni, devi prometterlo, Tristano è come un oceano di armoniosi suoni, nel quale si sprofonda come in un abbraccio.

il risveglio è dolce, come non avresti osato immaginare
Ti ringrazio per la felicità di questi giorni. Io ti aspetterò. Ti aspetterò anche se non me lo hai promesso.

