mi telefonava, non poteva venire più, ma poi mentre parlavamo l’ufficio era il mio letto e lei si era materializzata al mio fianco. oh che dolce sorpresa! qualcuno penserebbe ottima accoppiata la mora e la bionda, ma io non ho voglia di nessuna malizia, solo addormentarmi sorridendo appoggiata alla sua spalla.
invece non si riesce a stare tranquilli, è pur sempre un ufficio, in effetti. ad un tratto entri tu per farci delle foto, appena entri il sogno diventa a colori, hai un buffo costume coordinato al fazzoletto che porti in testa, fantasia a ciliegie rosse che spiccano nella penombra. ma io rivoglio il bianco e nero, assolutamente. puoi anche farci le foto ma devi far tornare tutto in bianco e nero!
poi sempre io e lei, sedute sul muretto della piazza che a quell’ora è una piscina. gambe a penzoloni verso l’acqua per tutto il pomeriggio, ma quando mi decido a fare il bagno è sera e l’hanno ritirata proprio sotto i miei piedi. saltare dal muretto allora è un po’ pericoloso. salto giù a piedi uniti sui cubetti di porfido del centro storico e ce ne torniamo verso casa.
non sempre il nottambulismo fa fare le cose per bene…
almeno speriamo che il procione faccia buon viaggio
a volte il buio è rosso, e il rosso non è poi così buio.
sabato la perfetta serenità.
peonie opulente nel vaso blu e sul mio blocco degli schizzi
fiori a matita che prendono colore mentre prepari la cena e gli antipasti per il pranzo di domani
rumori tranquilli dalla cucina e petali leggeri che prendono a poco a poco colore e profondità
e il sabato pomeriggio diventa sera e la sera diventa notte, in silenzio
tutto è pronto per il giorno dopo, gli antipasti da assemblare e una coppia di fiori da regalare
poi succede che la mattina di pasquetta il Barometro di Tiz fa le bizze, la freccina cambia direzione irrequieta con tendenza al brutto tempo. fuori c’è il sole, qualche foto per distrarsi, qualche fiore per riprendersi. un libro neppure aperto, le chioccioline arrampicate in alto sui fili d’erba e il tipico pic-nic delizioso.
“quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve non fa rumore”
anche i petali scendono leggeri, e mi ritrovo il peso di questo tappeto chiaro. c’è chi non ne vuole sapere e chi se ne prende cura, anche senza preoccuparsi da dove arrivano i petali… ci cammina intorno paziente e ogni tanto ne porta via una manciata… certo non si possono fare rivoluzioni per un tappeto di petali, o portarlo via tutto in un colpo. un po’ il vento lo soffia via, un po’ la terra se lo riprende, un po’ lo perdi per strada mentre cammini tra i campi incolti del Terzo Paesaggio (vedi la fortuna di non essere un albero?)
in macchina apro gli occhi solo quando me lo dici tu.
la fascia giallo acido del primo campo di colza che incontriamo. un albero nero nero con i fiori bianchi stretto fra due strade… immagini selezionate solo per me, come le cartoline più belle per gli amici più cari
*immagini di repertorio*

Tanti saluti da Caorle

(quell’anno il Coniglio Pasquale si era preso una cotta per la Pecora Dolly)
certi giorni di umore nero (again)
e non basta l’idea di un pacchettino da spedire, una storia buffa da inventare o gli alberelli bianchi che mi aspettano ogni mattina.
una sera al telefono tanto per farsi del male e tu che hai sempre tanta fretta di andare via. vorrei anch’io saper fuggire così e invece ritorno sempre negli stessi posti.
il giorno dopo ogni cosa è nera e neppure una linea di febbre a giustificare i brividi.
vado a zonzo con il satellite, l’immagine è di qualche anno fa però è piuttosto ravvicinata. c’è casa mia quando ci abitava qualcun altro e il paese è bellissimo, tutto appare più esteso. il tragitto di una passeggiata sembra così lungo e io oggi faccio passeggiate virtuali. da casa mia a casa dei miei e il viale alberato, la collina col vigneto, il campo con le sfumature e poi giù verso il ruscello, il bizzarro residuo di roccolo (che ora hanno ripulito e dipinto la torretta di rosso) e di ritorno a casa. poi un balzo indietro e su verso le montagne, per fortuna non sono quelle scoscese e piene di ombre. abito su territori dolci, ci puoi passare sopra senza troppi spaventi. così faccio una capatina in Cansiglio, le lame tra il verde omogeneo della piana, mi avvicino a quella macchia scura che certamente è il lamaraz.
poi di nuovo indietro, l’acqua della laguna mi fa sobbalzare e poi su verso Lignano, ha una forma così curiosa, ma noi di gite in barcone ne abbiamo fatte davvero poche. ogni estate un’overdose di castelli e stampini sotto l’ombrellone e giochi fino a sera.
basta un click e c’è una bella fetta di pianeta piatta sul mio monitor, fa una certa impressione. me ne vado a zonzo sfidando la vertigine, da casa mia a casa tua, per dove si va? mi perdo ma poi la trovo, anche se la via non è segnata. se le foto fossero aggiornate potrei controllare come sta il tuo giardino, di che colore è ora la chioma del liriodendro, se i tulipani sono fioriti malgrado il brutto tempo, se il giuggiolo è ancora lì anche se ha perso le caramelle…
e tu che un giardino non ce l’hai? hai messo almeno un fiore sul balcone? io credo non vivrei. come dice Rosa “ma come fai tutto il giorno in ufficio” a casa mangio con gli occhi verso le finestre, oppure vado direttamente fuori, una mano per il cibo e una per accarezzare i fiori.
ecco a cosa serve scrivere cose criptiche, basta mettere qui due frasi e mi sento già meglio. quasi quasi cambio il titolo del post, che poi non è neppure mio…
oggi sfrecciavo dall’ufficio a casa deviando per le stradine di campagna. se aggiornano quelle foto potreste vedermi passare, tra le viuzze immerse nel verde che canto sorridendo la malavita sotto gli occhi attenti dei satelliti.


