il regalo più bello di questo natale me l’ha fatto mio padre, una bimbetta in bronzo, a pancia in giù che raccoglie fiori, con un fiocco tra i capelli. per ora è sulla panca affianco al caminetto e invece dei fiori ammira le lucine intermittenti dell’albero di natale e le guance paffute a tratti si illuminano di verde e di azzurro.
certo io ero più carina, ma il biglietto di mio padre mi ha emozionato, anche senza leggerlo, il solo fatto che si fosse messo lì a scriverlo per me. così l’ho letto tutto d’un fiato e quasi saltando le parole, e poi grazie e baci. più dei baci ci sarebbe stato un abbraccio, ma con lui non c’è molta abitudine agli abbracci. e mentre pensavo all’ipotetico abbraccio ho anche pensato che era ingrassato e che stava invecchiando, malgrado il sorriso sempre pronto. e anch’io di seguito a lui, con la mia prima macchiolina sulla mano.
per la scultura mi piacerebbe trovare un posto degno in giardino, che stia davvero in mezzo ai fiori. poi ho immaginato che potrebbe finire sulla mia tomba, ultimo ricordo sotto la pioggia e il sole, da lasciar ossidare nelle grige giornate in cui non passa nessuno.
dovessi morire adesso o tra dieci anni, credo che nei ricordi di chi mi ha conosciuto fin da piccola rimarrebbe l’immagine di me da bambina, e in un certo senso questo mi fa piacere, un po’ come se nella loro memoria si salvasse la parte migliore.


