cara amica, quando tutto sembra complicarsi niente di meglio di una passeggiata.
mi sarebbe piaciuto farla con te, appena sveglie giusto un caffè e poi fuori. ti avrei mostrato entusiasta ogni fiorellino superstite che sbuca tra l’erba infreddolita, come fosse un dono prezioso e inaspettato. saremmo passate di fianco alla sensuale collina e calpestato i tanti tappeti varipinti che la natura ci mette sotto i piedi, ormai le foglie non hanno più i colori accesi di ottobre, è tutto un po’ più spento e consumato.
poi saremmo andate per la stradina del ruscello e ti avrei spiegato di quanto fosse importante per me quel posto, ormai rassegnata a vederlo ridotto mezza discarica e mezza palude.
ah, ma poi, avresti visto la mia faccia meravigliata quando proprio lì vicino ho sentito scorrere l’acqua! il ruscello che credevo perduto esiste ancora!
meraviglia meraviglia e un tuffo al cuore nel ritrovarsi lì dopo anni esattamente in quel punto esattamente dove l’acqua si divideva e più avanti faceva una cascatella (che a noi bambine pareva chissà cosa!)
e mille aneddoti mi venivano alla mente e chissà come ti avrei stordito di ricordi e poi assolutamente saremmo dovute andare ad esplorare, a vedere certi muretti franati e come scende con eleganza quell’edera verde illuminata dal sole e com’è dolce questo continuo gorgogliare.




tutto è davvero meraviglioso e le foto non riescono certo a raccontare come batteva il mio cuore e come avrei voluto catturare con gli occhi ogni angolo e registrare ogni pensiero ogni ricordo che si affacciava alla mia mente che si sommava ai ricordi delle tante cose immaginate e restare lì a curiosare e avere scarpe più adatte perché quelle di tela non sono il massimo e anche la tuta, va bene che esci comoda come a casa, ma il bordo largo dei pantaloni finché lo trascini per il pavimento ok, trovarci fango e foglie attaccate…
così per rientrare a casa mi tolgo le scarpe e alzo la tuta come fosse un abito da sera per non intaccare il pavimento appena pulito.
ma il luogo più sacro era fuori, quello di fango e foglie marcilente e acqua che scorre e foglioline simpatiche che galleggiano e rami che si specchiano e il mondo liquido a testa in giù che io mi sporgo e quasi ci vorrei entrare, le nuvole sotto i piedi e i rami che si inchinano.
magari il fazzoletto di seta rubato dalla corrente tanti anni fa è diventato la tovaglietta di qualche creatura fatata, per la merenda sul bordo dell’acqua.



Sono estasiato.
Da tanta grazia.
Mi sembra d’esserci.
Di veder scorrere l’acqua.
Di calpestare le foglie.
Di sentire l’odore dell’erba.
E che foto…
***
Comment by nick/nicola — 24 April 2008 @ 15.16