la verità è che leggo troppo poco, il più delle volte mi ricoglionisco davanti alla tivù per poi sentirmi in colpa per essermi rincoglionita davanti alla tivù invece di fare tutte le cose meravigliose che si possono fare nel tardo dopocena notturno, tipo… fare una lavatrice? stendere una lavatrice? stirare due camicie?
stirare due camicie mette davvero a posto la coscienza. ma è talmeeente difficoltoso iniziare che di solito si preferisce stordire la coscienza a colpi di porta a porta.
è una brutta cosa, lo so.
la macchina fotografica si sta spezzando in due. da non crederci. la crepa gira tutto intorno, come un’incubo. invece stanotte ho sognato che mi riportavano la borsa. non poteva essere l’inverso?
una volta credevo di averlo anch’io un numero per le chiamate di emergenza. anche due o tre. poi però qualcuno non risponde, oppure ti liquida con un sms, oppure dice esattamente le cose sbagliate.
tutta gente poco professionale. e infatti mica era a pagamento. certe cose non si dovrebbero affidare agli amici-gratis. vuoi mettere la sicurezza di un amico-a-pagamento?
ha ragione la r.i.
ora però che sono senza telefono non devo più preoccuparmi di tutto questo. e se mi viene in mente di chiamare qualcuno a mezzanotte e quaranta mi limito a pensarlo e continuo a leggere il mio libro. relax.
e infatti poi ti ho sognato. avevo una camera provvisoria a casa dei miei, praticamente in giardino e senza tetto o recinzione, così se volevo riposare di giorno c’era la gente che andava a passeggio e mi vedeva. avrebbero potuto anche piantarmi un coltello nella schiena! sarà meglio chiedere a papà se ci mette almeno una rete o una staccionata…
ma il bello di quel letto erano i cassetti. scoprivo che uno era in comunicazione con te. quindi se anche era troppo tardi per mandarti il mio regalo non serviva aspettare di vedersi, lo potevo mettere lì e tu l’avresti trovato subito. come una cartella condivisa, come il pass del ristorante dei nonni (un mini montacarichi che faceva arrivare la pastasciutta per noi al piano di sopra), come il congelatore del baffuto cuoco findus che sceglie i gamberetti per le linguine dei quattro salti e magicamente arrivano nel congelatore di casa tua. come tutte queste cose ma ancora più semplice. un cassetto di legno. lo aprivo io seduta sul letto, lo aprivi tu da qualche altra parte come fossi semplicemente al di là del muro. certo bisogna stare attenti a cosa ci si mette dentro, tipo trovo alcune tue email, sono stampate in bianco su elegante carta nera, ci dò un’occhiata ma forse non sono per me. noto meravigliata che non è fastidioso leggerle, come invece di solito i testi in negativo. rimetto tutto a posto e mi addormento col sorriso, che bella scoperta quel cassetto.
Le amicizie, purtroppo o per fortuna, vanno alimentate.
I sentimenti non possono vegetare nella routinarietà altrimenti s’inaridiscono.
e io non capisco
a volte basta una briciolina di corsa per colmare una distanza
c’è chi riesce a mettere un semino prezioso giusto ogni tanto e chi cerca di prendere le misure per non chiedere troppo
oppure è tutta un’invenzione della mia mente, sentimenti virtuali a buon mercato?
io quelle tre paroline me le incornicio, e non sto neanche troppo a pensare se le merito o no.
sono il granello di fertilizzante di oggi.
ti ho regalato la ricetta del cuore
…anche se qualcuno l’aveva preso per
1 - culo
2 - tette
3 - cono gelato
robe da matti!
certo non faticherei a trovare gli estimatori di queste tre cose, pronti a sfoggiare la spilletta
I ♥ culo
I ♥ tette
I ♥ gelato
ognuno ha le sue passioni…
sono andata fuori tema?
cosa si ottiene mettendo insieme il tenente colombo e veronica mars? tiz sedicente investigatrice!
…o almeno mi piacerebbe fosse così, ma indubbiamente non sono abbastanza bionda, non sono abbastanza giovane, non sono abbastanza vecchia, il mio è un trench appena lavato e stirato e non un impermeabile stropicciato, non sono abbastanza acuta, non sono abbastanza attrezzata e non ho neppure un occhio più chiuso dell’altro (ma su questo stiamo lavorando)
mi aggiro per il paese facendo domande, scrutando i fossi lungo le strade, chiedendo collaborazione a chi fa jogging.
quel gregge di pecore avrebbe potuto essere un buon soggetto per festeggiare le 3000 visite del mio giovane flickr, e invece è il ridicolo particolare della mia prima denuncia. ora mentre passo in rassegna le foto, lo sguardo non fa tanto caso all’inquadratura ma cerca improbabili indizi.
- chi è l’idiota che pur essendo una precisina rompicazzo lascia la macchina aperta e la borsa sul sedile?
quella sono io
- chi è il disgraziato che in pieno giorno sotto un sole splendido ha la bella pensata di avvicinarsi ad un’auto parcheggiata all’inizio di una stradina bianca e prendere la mia borsa mentre io sono lì a pochi passi che fotografo le pecore sorridendo dei loro incredibili belati e pensando che anche se sono in controluce il prato è così verde e tutto mi sembra meraviglioso?
quello si può solo ipotizzare.
le foto sono 52
dalla prima all’ultima passano 13 minuti
poi c’è stato un attimo di panico. una cosa talmente stupida che non ci puoi credere.
poi la banca, i consigli, i carabinieri… e aspettare la sera per raccontare il fattaccio a chi quella borsa te l’ha da poco regalata.
sentirsi una merda non serve. andare in giro a piedi anche se sta facendo buio telefonando a sé stessi fa uno strano effetto. suona libero e speri che non risponda nessuno. se risponde che cazzo dici? “CHI CAZZOSEI RIDAMMI LA MIA ROBA”? continui a telefonare e pensi al tuo cellulare che squilla al buio buttato nell’erba con tutti i tuoi messaggi più cari.
più è buio più le ombre prendono vita e ogni angolo scuro potrebbe essere la mia borsa e questa strada non illuminata potrebbe essere la mia tomba.
hoooliday dice la musichina e su un flash giallo leggo “casa”
- ciao emi
- #adesso passo# (voce burbera non identificata)
- pronto??
cade la linea
mi guardo intorno e ho paura
hoooliday è sempre “casa”
- emi ma sei tu che hai chiamato?
- sì ma prima… chi era quella voce?
- non so, mi sono spaventata, ma forse era solo un’interferenza
- credevo ti avessero preso!
- senti, vengo subito a casa.
dormire non sembra facile
/pensare a cose carine/pensare a cose carine/
dove sarà adesso?

nel giro di perlustrazione fossi che ho fatto oggi in pausa pranzo l’unico ritrovamento degno di nota è il cadaverino di uno scoiattolo adagiato sul ciglio della strada, con le orecchie dritte e gli occhi fuori dalle orbite (e non per modo di dire), oltre a innumerevoli particolari che mi sarebbe piaciuto fotografare (zolle con violette, erba con fiori blu, asfalto con pacchetti di sigarette in vari stadi di decomposizione)
ah, e anche dei foglietti strappati di quello che poteva essere un racconto o una lettera d’amore
insomma, in realtà il mondo lì fuori è pieno di cose degne di nota, ma io continuavo a pensare alla mia deliziosa borsa buttata a prendere la pioggia e al mio povero cellulare, con gli sms più preziosi e le foto sceme che neppure mi ricordo.
camminare così con questo tempo mulo (che pioviggina pioviggina pioviggina e dopo mezza giornata sembra sia già passato un mese), ben chiusa nella giacca di mio padre e con l’allegro riparo dell’ombrellino rosa a fantasia (che è più l’allegria che il riparo, ma con la pioggia si sa, è l’umore quello in pericolo) in giro per strade dove solitamente passo solo in macchina è di una bellezza malinconica e particolare, come guardare un mondo che vedi solo dal finestrino, come se i tuoi pensieri prendessero vita dalle pagine di un libro.
muri di magnolia e un tetto di cielo?
se come tappeto mettiamo il pezzetto di fiume, allora sul soffitto potrebbero starci i fiori, così quando siamo stanchi ci distendiamo un po’ sull’acqua fresca e basta guardare in su per rasserenarsi. l’oscillare calmo dei rami e i petali rosa in controluce…



