e infatti poi ti ho sognato. avevo una camera provvisoria a casa dei miei, praticamente in giardino e senza tetto o recinzione, così se volevo riposare di giorno c’era la gente che andava a passeggio e mi vedeva. avrebbero potuto anche piantarmi un coltello nella schiena! sarà meglio chiedere a papà se ci mette almeno una rete o una staccionata…
ma il bello di quel letto erano i cassetti. scoprivo che uno era in comunicazione con te. quindi se anche era troppo tardi per mandarti il mio regalo non serviva aspettare di vedersi, lo potevo mettere lì e tu l’avresti trovato subito. come una cartella condivisa, come il pass del ristorante dei nonni (un mini montacarichi che faceva arrivare la pastasciutta per noi al piano di sopra), come il congelatore del baffuto cuoco findus che sceglie i gamberetti per le linguine dei quattro salti e magicamente arrivano nel congelatore di casa tua. come tutte queste cose ma ancora più semplice. un cassetto di legno. lo aprivo io seduta sul letto, lo aprivi tu da qualche altra parte come fossi semplicemente al di là del muro. certo bisogna stare attenti a cosa ci si mette dentro, tipo trovo alcune tue email, sono stampate in bianco su elegante carta nera, ci dò un’occhiata ma forse non sono per me. noto meravigliata che non è fastidioso leggerle, come invece di solito i testi in negativo. rimetto tutto a posto e mi addormento col sorriso, che bella scoperta quel cassetto.