il quadernetto dei pensieri25 June 2008 19.30

alla festa dell’inizio estate non mi è riuscito di ubriacarmi, che delusione. in questo è stata molto più efficace la fagiolata e il mitico amarone. a volte la bella serata è quella che si conclude accarezzando la schiena di una gallina.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni24 June 2008 9.11

da qualche giorno, se mi guardo allo specchio, per una frazione di secondo non mi riconosco. ma non sono diventata sting e neppure una supergnocca, ho solo tagliato i capelli troppo corti.
volevo scrivere della quiescenza del seme e del fascino della decomposizione ma è rimasto tutto lì, volevo pubblicare delle foto ma a farne quaranta tutte simili poi non sai quale scegliere, volevo dire che quando lasci il tuo diario in un posto dove lo possono leggere tutti, anche se lo fai consapevolmente, ti senti un po’ come in mutande
e hai paura di non scriverci più
ma mica parlo di me. io non tengo nessun diario, è chiaro.

stanotte ho fatto un bel sogno e c’eri tu. era da tantissimo! e quando sono venuta in ufficio avevo il cuore che mi batteva come fosse vero. cioè, il sogno era vero. però era un sogno. il corpo si sbaglia spesso, ma il buonumore gratis non si rifiuta mai.
ah, poi c’è l’amico adottivo. e io so già che quando se ne andrà saranno lacrime.

cerco su google informazioni sul moto circolare e i disturbi mentali ma non trovo niente, sarà mica che ho detto una cazzata??

mutandine di seta mutandine di cotone

il libro dei sogni4 June 2008 19.12

ero veronica mars e mio padre era il doctor house, finivamo nei casini per via delle nostre investigazioni (perchè lui era il dottor house solo di faccia, ma nel sogno era davvero mio padre, cioè, quello di veronica mars) e legati ad una sedia ci controllavano il cervello. senza anestesia, con un coltello da tavola setacciavano tra la palpebra inferiore e il bulbo oculare. non faceva male, solo molta impressione.
loro chiedevano a mio padre
- ora dov’è lei?
- si è solo estraniata, ha paura, ma potete procedere
- e tu?
- io ormai sono abituato… eh i rischi del mestiere
io ho gli occhi all’indietro e ripeto un mantra che non mi ricordo, cercando il più possibile di portare la mia mente da un’altra parte
poi quando finivano i ricordi si ricreavano sui palmi delle mani, strato dopo strato tutto tornava a posto e infatti sentivo un gran calore, il mio palmo pulsava come incandescente ma a guardarlo sembrava appena arrossato