il libro dei sogni25 July 2008 17.21

un uomo si suicida gettandosi dal balcone su un cespuglio di rose in fiamme. non è chiaro se la pianta fosse stata bruciata apposta o se fosse una casualità. gli inquirenti stanno indagando.
intanto la sua collezione di sassi è in mostra in una stanzetta al piano terra della sua abitazione, per tutti i curiosi e gli appassionati.

nell’ultimo sogno ci baciavamo!
baci innocenti, non temere… era un sogno proprio carino che quasi mi sfugge via
ingredienti:
- suicida dalla finestra su un cespiglio di rose in fiamme (!)
- soprabito scuro
- sassi neri e tondi e lisci da rubare
- libri di poesie in tasca
- poesie lette ad alta voce per la strada

noi passeggiamo lungo la stradina e andiamo a vedere quella casa come fosse un’attrazione turistica, è poco distante da casa mia, scendiamo la collina a braccetto allegri e contenti. quei sassi sono bellissimi e vorrei rubarne uno ma temo che mi vedano. tu però insisti e allora faccio del mio meglio, ma quello che mi ritrovo in mano non è un sasso levigato ma un coccio nero, chissà… ci restiamo un po’ male ma poi non ci pensiamo più.
riprendiamo la nostra passeggiata, tu indossi un soprabito scuro, leggero e stropicciato (come l’impermeabile del tenente Colombo, se non fosse per il colore) hai libri di poesie nelle tasche e a un certo punto ne estrai uno e leggi. ma così improvvisamente, mentre camminiamo. io sono un po’ distratta, non ti seguo e tu ti arrabbi e non vuoi parlarmi più. maddai, non fare così. un bacetto sulle labbra e le cose si aggiustano un po’, insisto ancora perché tu riprenda a leggere ma fai il difficile. qualche altro piccolo bacio e sorrisi e giustificazioni… finalmente ritorni di buonumore, apri a un’altra pagina e riprendiamo a camminare mentre tu leggi col braccio sinistro teso a tenere ben davati il testo, e io aggrappata al tuo braccio destro, attentissima e felice.


*** ok, ti aspetto qui… ma quando arrivi?

il libro dei sogni17 July 2008 20.18

vedo i capelli color miele dalla finestra dell’entrata, arriva in casa come una giornata d’estate improvvisa. è dolce ma veloce. mi fissa con occhi attenti e un po’ folli, pochi passi e sono già sua. ha la pelle chiara, le spalle magre. ondeggia contro di me fino a perdere il fiato, fino a perdere le sembianze umane. è un cigno bianco fra le mie gambe. è morbidezza spasmodica che non mi dà tregua. arriva negli angoli più segreti senza penetrare ed è un piacere che sembra non finire mai. poi mi lascia così sfatta e sazia, seduta per terra, appoggiata al muro della cucina, a ripensare al colore inafferrabile del suo sguardo… che prima avrei detto azzurro, poi verde, poi nocciola.

il quadernetto dei pensieri16 July 2008 17.00

sono appena andata a confessarmi
mi sentivo in colpa da tanti giorni e oggi volevo rimediare
lei non ha un atteggiamento pietoso, è onesta e schietta. mi dice “è una questione di mentalità, di abitudini. non sono come le tende, o il piano cottura, quelli possono anche rimanere lì una settimana. i fiori no, ti devi ricordare di bagnare e concimare.”
piano cottura? what’s piano cottura? per un attimo penso a se l’ho mai pulito, ma non è il caso di star qui a specificare… l’idea invece delle tende la tengo ben lontana, tanto sono quasi appena messe, no? ho già delle rose moribonde per cui angustiarmi, vediamo di non esagerare.

va bene. quindi la pozione magica non c’è. perché non posso fargli fare un’indigestione dopo il digiuno, lo immaginavo…
il mio confessore è una signora bionda, anche se lavora in un consorzio agrario è sempre truccata e vestita carina. con la sua competenza sorridente mi infonde una nuova fiducia. arrivo addirittura a valutare l’idea di mettere la sveglia dieci minuti prima per annaffiare!! incredibile, per quel poco che sto lì ci credo veramente. penso che è gentile come fosse il personaggio di un telefilm. quasi quasi ci vorrei bere un tè assieme (che nei telefilm c’è sempre tempo di fermarsi a fare due chiacchiere, anche quando tutti sono di corsa, basta che sia scritto nella sceneggiatura. la mia sceneggiatura di oggi invece dice che io dovrei essere già in ufficio, così me ne vado di corsa, senza neppure chiudere la parentesi

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni7 July 2008 17.42

a me del mare me ne frega proprio poco. però oggi mi sembra davvero impagabile la bella musica in macchina, il sole che asciuga i pensieri, addosso solo costume e braghette, tra le gambe compilation e cd che hanno accompagnato la mia vita in questi trenta-quasi-quattro anni, da spulciare per i compiti a casa. e canzoni ormai lontane ma irrinunciabili da segnare a matita su questo foglio.

la musica è davvero bella (ancora?) ed è una compilation fatta apposta per me, ma per inserirne un pezzo dovrei barare. dov’ero io mentre i cure tormentavano il cuore di tanti?
Stanotte Funk animava la mia festa di compleanno, cantava esaltato con un lucidalabbra rossissimo che colava giù come sangue finto. Era bello e si agitava da una parte all’altra come una star. I miei parenti perplessi e spaventati, gli amici adottivi divertiti, i figli dei cugini incuriositi e affascinati sembravano pensare “c’è vita anche fuori dal pianeta”.

oggi invece è lunedì e firefox decide di semplificarmi la vita e mi perde mezze tab. e va bene, hai ragione tu. maledetti fardelli inutili.
Grandine grossa come uova di gallinella massacra le persiane dell’ufficio. se rompe anche il vetro io lo prendo come un invito, scappo dalla finestra e non torno più.

- a cosa stai pensando?
- a niente

stasera invece tocca fare alla vecchia maniera, caccio la testa in un libro e stop.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni1 July 2008 16.02

e così salta fuori che senza smalto sulle mani e senza trucco sugli occhi sembro una suora! e pensare che indossavo persino una delle mie magliette preferite. curioso. dici bene tu “meglio suora ieri che mignotta oggi”, l’ho capito solo il giorno dopo ma l’ho capito. però al prossimo teatro cosa mi metto? mica posso andare in giro “all-star e cosce di fuori” come quell’altra signorina.

il bilancio della serata sembra positivo: brillantini sul cuscino, un calice per brindare e il numero di telefono scritto di tuo pugno sulla faccia di morgan. anche fosse che non lo usassi mai, quella scena vale il prezzo del biglietto (che però era gratis, ma appena domenica erano quaranta euro per non vedervi, quindi ok)
certo potevamo andare al cimitero, e chissà quante altre cose potevano succedere, tipo che il mio telefono si trasformasse da zucca arancione a stellina blù, ma non ha troppa importanza.

il segreto è proprio quello. mezza bottiglia di rosso e tenersi per mano. certo poi a lei non sapevo cosa dire, c’era troppa luce sotto quei brutti neon. mi sembra bella, non so neppure perché, forse perché è semplice, come una gemma grezza, come i sassi belli che mi porto a casa quando vado in giro. e io non ho più domande da fare o cose da dire, me la terrei solo un po’ abbracciata, così senza motivo.

poi non ho capito perché dopo aver chiacchierato amabilmente mi devo beccare sogni di angoscia e pericolo. terremoto sotto i miei piedi e la montagna è un vulcano che incombe su casa mia. altro che grigliata estiva, tutti corrono dentro, nuvoloni di cenere grigia appena sopra la porta, trattengo il respiro e guardo che tutti siano in salvo. non era meglio la stuzzicanza e il mettersi a nudo quanto basta? cioè adesso non è che posso fare il giro della penisola per vedere se state tutti bene…

ho scoperto che il mio amico adottivo si nutre di stelline. non è meraviglioso?