e così salta fuori che senza smalto sulle mani e senza trucco sugli occhi sembro una suora! e pensare che indossavo persino una delle mie magliette preferite. curioso. dici bene tu “meglio suora ieri che mignotta oggi”, l’ho capito solo il giorno dopo ma l’ho capito. però al prossimo teatro cosa mi metto? mica posso andare in giro “all-star e cosce di fuori” come quell’altra signorina.

il bilancio della serata sembra positivo: brillantini sul cuscino, un calice per brindare e il numero di telefono scritto di tuo pugno sulla faccia di morgan. anche fosse che non lo usassi mai, quella scena vale il prezzo del biglietto (che però era gratis, ma appena domenica erano quaranta euro per non vedervi, quindi ok)
certo potevamo andare al cimitero, e chissà quante altre cose potevano succedere, tipo che il mio telefono si trasformasse da zucca arancione a stellina blù, ma non ha troppa importanza.

il segreto è proprio quello. mezza bottiglia di rosso e tenersi per mano. certo poi a lei non sapevo cosa dire, c’era troppa luce sotto quei brutti neon. mi sembra bella, non so neppure perché, forse perché è semplice, come una gemma grezza, come i sassi belli che mi porto a casa quando vado in giro. e io non ho più domande da fare o cose da dire, me la terrei solo un po’ abbracciata, così senza motivo.

poi non ho capito perché dopo aver chiacchierato amabilmente mi devo beccare sogni di angoscia e pericolo. terremoto sotto i miei piedi e la montagna è un vulcano che incombe su casa mia. altro che grigliata estiva, tutti corrono dentro, nuvoloni di cenere grigia appena sopra la porta, trattengo il respiro e guardo che tutti siano in salvo. non era meglio la stuzzicanza e il mettersi a nudo quanto basta? cioè adesso non è che posso fare il giro della penisola per vedere se state tutti bene…

ho scoperto che il mio amico adottivo si nutre di stelline. non è meraviglioso?