ho pensato che se tu mi tradissi magari però non avresti il coraggio di buttare via i panini che ti preparo per il pranzo.
metti che a pranzo vai da lei, fate l’amore, e poi mangi qualcosa di veloce nella sua cucina…
poi la saluti, sali in macchina e guardi quell’innocente sacchettino bianco sul sedile. e prima di rientrare in ufficio stai con la borsetta a mezz’aria sopra il cestino. quello dell’edicola ti osserva perplesso, ma tu intanto pensi a quei panini preparati da me la mattina presto con gli occhi ancora chiusi (perché dici che la sera prima non si può, sia mai che l’umidità dell’insaccato rammolisca il pane…) e allora non hai il coraggio di buttarli così. li nascondi in baule e poi li metti via, in un ripostiglio dove non guardo mai. come aveva fatto heidi col pane morbido da portare alla nonnina di peter, cieca e senza denti: giorno dopo giorno ci aveva riempito tutto un armadio e quando la signorina rottermaier aveva scoperto quel covo di pane ormai indurito si era arrabbiata moltissimo!
così potrebbe succedere anche a me, magari un pomeriggio prima di natale, mentre cerco la nostra stella cometa, mi ritrovo di fronte l’immenso giacimento di panini confezionati con cura a raccontarmi, con un’unica voce, il tradimento e l’amore.

a volte pensi che l’amore vero sia quello che ti fa perdere il fiato, poi magari scopri che è quello che non ti fa buttare i panini.
oppure è tutto amore, senza troppe distinzioni e buonanotte? io non lo so, i panini con lo schifo dentro però ti arrangi tu a buttarli.
la stagnola nel secco e lo schifo nell’umido.

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