Due anni fa i nonni festeggiavano 60 anni di matrimonio, avevo scansionato le foto che sarebbero state proiettate durante le cena per raccontare la loro storia e mentre lo facevo osservavo queste immagini del passato, in cui io ancora non c’ero ma alle quali sento comunque di appartenere.
Vedere i nonni da giovani fa un certo effetto. Il nonno Angelo ha gli stessi occhi sottili di mio fratello quando ride. Tiene la sigaretta esattamente come adesso.
Il nonno alpino, seduto in mezzo a un prato che scrive una lettera alla morosa (a quanto raccontava lei erano lettere bellissime, è con quelle che l’ha conquistata)… La nonna Olga con il suo bellissimo sorriso, tra i tronchi snelli degli alberi…
Anche lei è sempre stata snella e forte come un giovane albero, col sorriso da ragazzina anche in tarda età, la curiosità per le cose del mondo e la tenacia del voler “fare qualcosa”. Anche quando le energie erano poche cercava di farle bastare per mettere su due patate o curare una pianta.

L’anno scorso, a novembre come adesso, scrivevo di lei così:
07/11/2007 - mia nonna ha le ossa di acciaio, cade ma non si rompe.
dovrebbe stare seduta in poltrona e farsi sempre accompagnare, o al massimo usare il bastone per fare pochi passi, invece lei è una vecchia testarda, e come tutte le vecchie testarde non si rassegna e appena nessuno la vede se ne va in giro, magari esce in giardino, osserva i suoi fiori, raccoglie qualche foglia o un ciuffo di erbaccia perché sia tutto in ordine.
una volta è rimasta stesa un’ora sull’erba aspettando che qualcuno arrivasse ad aiutarla, perché lei è tenace, ma se cade è come un gattino svenuto che non ha la forza di tirarsi su.
ma anche lì mica si spaventa! racconta queste avventure come fosse niente, sorridendo “guardavo verso i condomini sperando che qualcuno uscisse dal terrazzo e mi vedesse” semplicemente meravigliata che possa succedere. oppure non le racconta per niente, mia madre vede le rose con i rami rotti e le chiede chi è stato, e lei, come una bimba colpevole “eh… non te lo volevo dire, sono stata io, ci sono caduta sopra”. ci è caduta sopra, ha rotto i rami delle rose, e non si è fatta neppure un graffio. oltre allo scheletro d’acciaio forse è anche dotata di poteri speciali, magari ha il dono della rigenerazione, come la cheerleader del telefilm.

ma anche i superpoteri non salvano dai problemi esistenziali (come ci ricordano sempre quella schiera di disadattati che sono i supereroi).
così lei ha lo scheletro d’acciaio ma il cuore di burro, e appena vede che non può fare tutto come prima fa un sospiro e scuote la testa. si butta giù, le viene l’anoressia come alle modelle.
infatti lei ama ricordare che “da ragazza”, grazie al suo portamento elegante e al suo gusto per gli abiti, si era guadagnata il soprannome di “mannequin” e io non fatico a immaginarla, ancora adesso ci tiene ad essere carina, magari con una maglietta all’ultima moda, e quando vado a trovarla mi tiene informata “sai quella tua gonna rimborsata, quest’anno va ancora, ho visto le sfilate” oppure anche in ospedale, il modo migliore per rallegrarla è indossare qualcosa di nuovo così ti può chiedere… argomenti frivoli contro la noia della corsia, quando la crisi è passata e ha tanta voglia di chiedermi e raccontare.

Oggi ancora di più riaffiorano tanti ricordi e vorrei fermare tutti quei momenti, cristallizzarli nel tempo. Anche le cose piccole che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Domenica mattina, ad esempio, ero a farle compagnia per il pranzo e mi ero portata ago e filo per un regalino che sto confezionando per la piccola Marta. Le avevo mostrato le stoffe colorate ritagliate a stella, “belle belle” aveva commentato, ma già sembrava un po’ distante. Penso al nonno che mi dice “è il ciclo della vita” e mentre faccio il nodo al filo mi ricordo che quello me l’ha insegnato lei. Al mare, in una delle belle estati che ho avuto la fortuna di passare con lei, nell’appartamento di Lignano io e la Manu bambine alle prese con ago e filo e la nonna sul divano che ci spiega “si gira il filo intorno al dito, si tiene e si tira in giù, e ecco il nodo”. Una cosa minima, eppure… a volte sono proprio i ricordi più semplici a farci sentire vicine anche le persone lontane.

Questo vuole essere un invito a tutti i cugini a mettere insieme i nostri ricordi sulla nonna Olga. Mi piacerebbe raccoglierli in modo che ognuno possa poi avere qualche pezzetto di quelli degli altri. Anche le cose più semplici, un racconto, un episodio, una ricetta… magari per ritrovare anche nei ricordi degli altri la nostra cara nonna Olga.

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