il quadernetto dei pensieri16 November 2008 14.03

Azzurro e bianco incorniciato nella finestra al contrario, tanta bellezza in due colori e pochi tratti.
Mi alzo e vado all’altra finestra della camera.
Questa è la mia casa, finestre piccole su un orizzonte lontano.
Tra le fronde goffe dei pini marittimi svetta elegante un pioppo cipressino, è vicino alla vecchia villa, appena più giù della strada, solitario. Le canzoni si susseguono dolci e riempiono ogni stanza, ti chiamo senza parlare e ti invito a guardarlo.
E’ il mio albero preferito in questo periodo, osserva com’è bello e semplice, le sue foglioline gialle brillano al vento, è un tremolio tintinnante come di campanelle dorate, come una melodia solo da guardare.
Fuori c’è un’aria gelida e noi siamo dentro al caldo. Ma cambia presto la luce, il tempo di rincorrere il pensiero di te con me alla finestra e il sole si gira da un’altra parte. Il tintinnio delle foglie è svanito, inutile pensare di fermare quell’istante per potertelo mostrare davvero.

il quadernetto dei pensieri14 November 2008 17.43

Due anni fa i nonni festeggiavano 60 anni di matrimonio, avevo scansionato le foto che sarebbero state proiettate durante le cena per raccontare la loro storia e mentre lo facevo osservavo queste immagini del passato, in cui io ancora non c’ero ma alle quali sento comunque di appartenere.
Vedere i nonni da giovani fa un certo effetto. Il nonno Angelo ha gli stessi occhi sottili di mio fratello quando ride. Tiene la sigaretta esattamente come adesso.
Il nonno alpino, seduto in mezzo a un prato che scrive una lettera alla morosa (a quanto raccontava lei erano lettere bellissime, è con quelle che l’ha conquistata)… La nonna Olga con il suo bellissimo sorriso, tra i tronchi snelli degli alberi…
Anche lei è sempre stata snella e forte come un giovane albero, col sorriso da ragazzina anche in tarda età, la curiosità per le cose del mondo e la tenacia del voler “fare qualcosa”. Anche quando le energie erano poche cercava di farle bastare per mettere su due patate o curare una pianta.

L’anno scorso, a novembre come adesso, scrivevo di lei così:
07/11/2007 - mia nonna ha le ossa di acciaio, cade ma non si rompe.
dovrebbe stare seduta in poltrona e farsi sempre accompagnare, o al massimo usare il bastone per fare pochi passi, invece lei è una vecchia testarda, e come tutte le vecchie testarde non si rassegna e appena nessuno la vede se ne va in giro, magari esce in giardino, osserva i suoi fiori, raccoglie qualche foglia o un ciuffo di erbaccia perché sia tutto in ordine.
una volta è rimasta stesa un’ora sull’erba aspettando che qualcuno arrivasse ad aiutarla, perché lei è tenace, ma se cade è come un gattino svenuto che non ha la forza di tirarsi su.
ma anche lì mica si spaventa! racconta queste avventure come fosse niente, sorridendo “guardavo verso i condomini sperando che qualcuno uscisse dal terrazzo e mi vedesse” semplicemente meravigliata che possa succedere. oppure non le racconta per niente, mia madre vede le rose con i rami rotti e le chiede chi è stato, e lei, come una bimba colpevole “eh… non te lo volevo dire, sono stata io, ci sono caduta sopra”. ci è caduta sopra, ha rotto i rami delle rose, e non si è fatta neppure un graffio. oltre allo scheletro d’acciaio forse è anche dotata di poteri speciali, magari ha il dono della rigenerazione, come la cheerleader del telefilm.

ma anche i superpoteri non salvano dai problemi esistenziali (come ci ricordano sempre quella schiera di disadattati che sono i supereroi).
così lei ha lo scheletro d’acciaio ma il cuore di burro, e appena vede che non può fare tutto come prima fa un sospiro e scuote la testa. si butta giù, le viene l’anoressia come alle modelle.
infatti lei ama ricordare che “da ragazza”, grazie al suo portamento elegante e al suo gusto per gli abiti, si era guadagnata il soprannome di “mannequin” e io non fatico a immaginarla, ancora adesso ci tiene ad essere carina, magari con una maglietta all’ultima moda, e quando vado a trovarla mi tiene informata “sai quella tua gonna rimborsata, quest’anno va ancora, ho visto le sfilate” oppure anche in ospedale, il modo migliore per rallegrarla è indossare qualcosa di nuovo così ti può chiedere… argomenti frivoli contro la noia della corsia, quando la crisi è passata e ha tanta voglia di chiedermi e raccontare.

Oggi ancora di più riaffiorano tanti ricordi e vorrei fermare tutti quei momenti, cristallizzarli nel tempo. Anche le cose piccole che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Domenica mattina, ad esempio, ero a farle compagnia per il pranzo e mi ero portata ago e filo per un regalino che sto confezionando per la piccola Marta. Le avevo mostrato le stoffe colorate ritagliate a stella, “belle belle” aveva commentato, ma già sembrava un po’ distante. Penso al nonno che mi dice “è il ciclo della vita” e mentre faccio il nodo al filo mi ricordo che quello me l’ha insegnato lei. Al mare, in una delle belle estati che ho avuto la fortuna di passare con lei, nell’appartamento di Lignano io e la Manu bambine alle prese con ago e filo e la nonna sul divano che ci spiega “si gira il filo intorno al dito, si tiene e si tira in giù, e ecco il nodo”. Una cosa minima, eppure… a volte sono proprio i ricordi più semplici a farci sentire vicine anche le persone lontane.

Questo vuole essere un invito a tutti i cugini a mettere insieme i nostri ricordi sulla nonna Olga. Mi piacerebbe raccoglierli in modo che ognuno possa poi avere qualche pezzetto di quelli degli altri. Anche le cose più semplici, un racconto, un episodio, una ricetta… magari per ritrovare anche nei ricordi degli altri la nostra cara nonna Olga.

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il quadernetto dei pensieri23 October 2008 19.29

ho pensato che se tu mi tradissi magari però non avresti il coraggio di buttare via i panini che ti preparo per il pranzo.
metti che a pranzo vai da lei, fate l’amore, e poi mangi qualcosa di veloce nella sua cucina…
poi la saluti, sali in macchina e guardi quell’innocente sacchettino bianco sul sedile. e prima di rientrare in ufficio stai con la borsetta a mezz’aria sopra il cestino. quello dell’edicola ti osserva perplesso, ma tu intanto pensi a quei panini preparati da me la mattina presto con gli occhi ancora chiusi (perché dici che la sera prima non si può, sia mai che l’umidità dell’insaccato rammolisca il pane…) e allora non hai il coraggio di buttarli così. li nascondi in baule e poi li metti via, in un ripostiglio dove non guardo mai. come aveva fatto heidi col pane morbido da portare alla nonnina di peter, cieca e senza denti: giorno dopo giorno ci aveva riempito tutto un armadio e quando la signorina rottermaier aveva scoperto quel covo di pane ormai indurito si era arrabbiata moltissimo!
così potrebbe succedere anche a me, magari un pomeriggio prima di natale, mentre cerco la nostra stella cometa, mi ritrovo di fronte l’immenso giacimento di panini confezionati con cura a raccontarmi, con un’unica voce, il tradimento e l’amore.

a volte pensi che l’amore vero sia quello che ti fa perdere il fiato, poi magari scopri che è quello che non ti fa buttare i panini.
oppure è tutto amore, senza troppe distinzioni e buonanotte? io non lo so, i panini con lo schifo dentro però ti arrangi tu a buttarli.
la stagnola nel secco e lo schifo nell’umido.

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il quadernetto dei pensieri20 October 2008 19.18

quelle foglie gialle sono “giuste”, sì. è un fenomeno chiamato autunno: le foglie diventano di un bel giallo dorato e poi volano giù. ce ne sono anche di rosse, certo, era solo un esempio, e anche di marroni. non ti intristire, gli alberi passano l’inverno spogli ma poi a primavera vedrai che rispuntano di nuovo le foglie verdi. no non saranno quelle di prima, saranno dei germogli nuovi. quelle di prima sono diventate parte della terra. no non è che poi dalle radici tornano sù.

che bella idea, un posto in prima fila per la caduta delle foglie!
mi regali un biglietto? porto due sedie sulla stradina, prima che il sole tramonti, e aspettiamo la complicità di un po’ di vento
chissà cosa penserebbe chi lo vede per la prima volta.
per Marta è il primo autunno, anzi, è proprio la prima stagione. il secondo giorno della sua vita era alla finestra della cucina a prendere il sole tra le braccia della sua mamma. sembrava un momento perfetto che quasi non vorresti entrare nella stanza per paura di spezzare l’incantesimo.
è ancora presto per metterle in mano le foglie colorate dell’autunno, ma chissà cosa vede lei con quegli occhi carichi di mistero.
in foto sembra più grande, invece ha la testolina che sta in una mano, le dita delle manine sono belle lunghe e i piedini sembrano delle miniature, sono incredibili e fanno anche un po’ impressione con quei ditini perfetti e minuscoli. tutto è nuovo per lei, come innamorarsi la prima volta.

il quadernetto dei pensieri22 September 2008 18.46

quella luce chiara non è la luna ma l’insegna di una gru alta nel buio. e poi passare veloci affianco al pioppeto… spaventa sempre un po’ l’allineamento innaturale dei tronchi. ma è stata così una bella serata, non voglio stupide ombre a offuscarla. giro lo sguardo per sfuggire alle paure irrazionali e i miei occhi incontrano i tralicci. maledetti! quelli grandi con due braccia! si vedono appena in lontananza e poi arrivano vicino. ne supero uno ne supero due… ma sono tanti! tutti in fila contro di me! e poi l’arco arancione di un sottopassaggio!!! e i tralicci affianco minacciosi!
se fossi più grave avrei bisogno di respirare in un sacchetto. invece tiro in parte dalla fronte capelli che sono già a lato mentre riempio bene i polmoni e soffio fuori veloce, e poi a casa tisana rilassante prima di dormire.
niente sogni da ricordare. nessun pericolo da dichiarare.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni21 September 2008 23.55

e ancora una volta mi compari nei sogni. lo canta anche giulio casale, un brano che forse è gaber ma non so.
lontananza e distacco. una lettera da consegnare a fine vacanza è la trovata “carina” degli animatori, ma quella busta che apro e richiudo fino a sgualcirla non raggiungerà mai il suo destinatario.
ti guardo da lontano, non ci parliamo neppure
eppure
c’è una sorta di serenità rassegnata, come se l’avessi già saputo. è un viaggio inutile, la corriera, gli amici, le soste al bar… anche se tutto sembra divertente e simpatico. ci separiamo senza salutarci, come vecchi conoscenti che non si vedono da troppo tempo. la confidenza dimenticata in un angolo. i pensieri ognuno ha imparato a tenerli per sè.

e lui che mi parla di te. e tu che parli con lei…
me ne torno a casa sola. come fosse stata una gita di fantasmi. sbircio nelle stanze dei nuovi vicini, sono una ladra in perlustrazione. doveva essere casa nostra e invece niente, hanno ragione loro, mobili brutti e finiture scadenti al posto dei miei scatoloni di ricordi e progetti.

la canzone era bella bella. il sogno invece troppo amaro.

il quadernetto dei pensieri25 August 2008 19.56

non c’è una foto ufficiale del mio compleanno, i capelli però erano viola!, proprio viola col punto esclamativo. tanto che la ragazza tedesca con canotta a righe che mi incrocia sul marciapiede mi dice “cool hair” così gratis. forse era un angelo appena uscito dalla biblioteca? ci penso solo ora. angeli non ne ho percepiti molti e il mio umore seguiva le incertezze del tempo, tipo che stava su un’altalena impazzita. in compenso c’era un sant’uomo affianco a me che “ha tenuto le redini della vacanza”, io ho giusto aiutato con i colori delle linee della u-bahn e altre piccolezze pur sempre fondamentali.
poi i miei capelli sono diventati viola scolorito, così al posto della ragazza tedesca mi becco i commenti dei conterranei convinti che io sia straniera. ma pensa te, che poi anche scoloriti non erano così male, sembravo appena un po’ drogata, mica chissà che.

io non lo so se era proprio wenders, comunque a berlino succedono cose incredibili e troviamo anche tanti altri personaggi famosi del mondo immaginario tra web, realtà, icepinkers e non icepinkers, baustelliani e non, pseudo-pingu e non.

lo sguardo degli angeli

a chi pensi quando pensi che stai per morire?

il quadernetto dei pensieri16 July 2008 17.00

sono appena andata a confessarmi
mi sentivo in colpa da tanti giorni e oggi volevo rimediare
lei non ha un atteggiamento pietoso, è onesta e schietta. mi dice “è una questione di mentalità, di abitudini. non sono come le tende, o il piano cottura, quelli possono anche rimanere lì una settimana. i fiori no, ti devi ricordare di bagnare e concimare.”
piano cottura? what’s piano cottura? per un attimo penso a se l’ho mai pulito, ma non è il caso di star qui a specificare… l’idea invece delle tende la tengo ben lontana, tanto sono quasi appena messe, no? ho già delle rose moribonde per cui angustiarmi, vediamo di non esagerare.

va bene. quindi la pozione magica non c’è. perché non posso fargli fare un’indigestione dopo il digiuno, lo immaginavo…
il mio confessore è una signora bionda, anche se lavora in un consorzio agrario è sempre truccata e vestita carina. con la sua competenza sorridente mi infonde una nuova fiducia. arrivo addirittura a valutare l’idea di mettere la sveglia dieci minuti prima per annaffiare!! incredibile, per quel poco che sto lì ci credo veramente. penso che è gentile come fosse il personaggio di un telefilm. quasi quasi ci vorrei bere un tè assieme (che nei telefilm c’è sempre tempo di fermarsi a fare due chiacchiere, anche quando tutti sono di corsa, basta che sia scritto nella sceneggiatura. la mia sceneggiatura di oggi invece dice che io dovrei essere già in ufficio, così me ne vado di corsa, senza neppure chiudere la parentesi

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni7 July 2008 17.42

a me del mare me ne frega proprio poco. però oggi mi sembra davvero impagabile la bella musica in macchina, il sole che asciuga i pensieri, addosso solo costume e braghette, tra le gambe compilation e cd che hanno accompagnato la mia vita in questi trenta-quasi-quattro anni, da spulciare per i compiti a casa. e canzoni ormai lontane ma irrinunciabili da segnare a matita su questo foglio.

la musica è davvero bella (ancora?) ed è una compilation fatta apposta per me, ma per inserirne un pezzo dovrei barare. dov’ero io mentre i cure tormentavano il cuore di tanti?
Stanotte Funk animava la mia festa di compleanno, cantava esaltato con un lucidalabbra rossissimo che colava giù come sangue finto. Era bello e si agitava da una parte all’altra come una star. I miei parenti perplessi e spaventati, gli amici adottivi divertiti, i figli dei cugini incuriositi e affascinati sembravano pensare “c’è vita anche fuori dal pianeta”.

oggi invece è lunedì e firefox decide di semplificarmi la vita e mi perde mezze tab. e va bene, hai ragione tu. maledetti fardelli inutili.
Grandine grossa come uova di gallinella massacra le persiane dell’ufficio. se rompe anche il vetro io lo prendo come un invito, scappo dalla finestra e non torno più.

- a cosa stai pensando?
- a niente

stasera invece tocca fare alla vecchia maniera, caccio la testa in un libro e stop.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni1 July 2008 16.02

e così salta fuori che senza smalto sulle mani e senza trucco sugli occhi sembro una suora! e pensare che indossavo persino una delle mie magliette preferite. curioso. dici bene tu “meglio suora ieri che mignotta oggi”, l’ho capito solo il giorno dopo ma l’ho capito. però al prossimo teatro cosa mi metto? mica posso andare in giro “all-star e cosce di fuori” come quell’altra signorina.

il bilancio della serata sembra positivo: brillantini sul cuscino, un calice per brindare e il numero di telefono scritto di tuo pugno sulla faccia di morgan. anche fosse che non lo usassi mai, quella scena vale il prezzo del biglietto (che però era gratis, ma appena domenica erano quaranta euro per non vedervi, quindi ok)
certo potevamo andare al cimitero, e chissà quante altre cose potevano succedere, tipo che il mio telefono si trasformasse da zucca arancione a stellina blù, ma non ha troppa importanza.

il segreto è proprio quello. mezza bottiglia di rosso e tenersi per mano. certo poi a lei non sapevo cosa dire, c’era troppa luce sotto quei brutti neon. mi sembra bella, non so neppure perché, forse perché è semplice, come una gemma grezza, come i sassi belli che mi porto a casa quando vado in giro. e io non ho più domande da fare o cose da dire, me la terrei solo un po’ abbracciata, così senza motivo.

poi non ho capito perché dopo aver chiacchierato amabilmente mi devo beccare sogni di angoscia e pericolo. terremoto sotto i miei piedi e la montagna è un vulcano che incombe su casa mia. altro che grigliata estiva, tutti corrono dentro, nuvoloni di cenere grigia appena sopra la porta, trattengo il respiro e guardo che tutti siano in salvo. non era meglio la stuzzicanza e il mettersi a nudo quanto basta? cioè adesso non è che posso fare il giro della penisola per vedere se state tutti bene…

ho scoperto che il mio amico adottivo si nutre di stelline. non è meraviglioso?

il quadernetto dei pensieri25 June 2008 19.30

alla festa dell’inizio estate non mi è riuscito di ubriacarmi, che delusione. in questo è stata molto più efficace la fagiolata e il mitico amarone. a volte la bella serata è quella che si conclude accarezzando la schiena di una gallina.

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni24 June 2008 9.11

da qualche giorno, se mi guardo allo specchio, per una frazione di secondo non mi riconosco. ma non sono diventata sting e neppure una supergnocca, ho solo tagliato i capelli troppo corti.
volevo scrivere della quiescenza del seme e del fascino della decomposizione ma è rimasto tutto lì, volevo pubblicare delle foto ma a farne quaranta tutte simili poi non sai quale scegliere, volevo dire che quando lasci il tuo diario in un posto dove lo possono leggere tutti, anche se lo fai consapevolmente, ti senti un po’ come in mutande
e hai paura di non scriverci più
ma mica parlo di me. io non tengo nessun diario, è chiaro.

stanotte ho fatto un bel sogno e c’eri tu. era da tantissimo! e quando sono venuta in ufficio avevo il cuore che mi batteva come fosse vero. cioè, il sogno era vero. però era un sogno. il corpo si sbaglia spesso, ma il buonumore gratis non si rifiuta mai.
ah, poi c’è l’amico adottivo. e io so già che quando se ne andrà saranno lacrime.

cerco su google informazioni sul moto circolare e i disturbi mentali ma non trovo niente, sarà mica che ho detto una cazzata??

mutandine di seta mutandine di cotone

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni26 May 2008 18.05

lei mi voleva bene, anche se non l’avrebbe detto mai e mi ricordo sguardi e sorrisi appena accennati
poi io la abbracciavo, ed era uno scricchiolino, più di quanto avrei immaginato
allora mentre la tenevo stretta capivo che non era lei me eri tu.
era un sogno dolce, di quelli che ti svegli e il mondo sembra migliore.

funzionano così bene questi sogni che me ne prescriverei uno ogni notte, non come quello di sabato con mia nonna uccisa in giardino non so da chi e forse anche da me. colombo col suo blocchetto degli appunti mi avrebbe di certo scoperto, e io con l’agendina bianca nuova nuova non avevo nessun alibi. neppure righe o quadretti dalla mia parte. colombo sabato non c’era, forse perché c’è di domenica. sabato invece c’era alberto angela e parlava del mare. io vorrei snobbarlo ma lui conosce tutte le mosse: sabbie mobili, mont saint michel, creature degli abissi… quando mi sono svegliata invece c’era frida kahlo, più bella che nel suo autoritratto ma comunque interessante. e quando mi sono svegliata di nuovo c’era quello che non sapevo esistesse, il film l’avevo visto sempre tra un sonno e l’altro, ma era comunque inquietante. e lui dal vivo lo era di più. non tanto per il look “due facce” quanto per la lucidità delle sue affermazioni. “il mostro è in ognuno di noi, in alcuni si realizza in altri no”.

per fortuna la sera prima abbiamo aiutato il destino, questo dovrebbe riequilibrare un po’ le cose. aveva un sorriso bianchissimo anche se diceva “vita di merda” e non smetteva di ringraziarci. lo accompagnamo dai frati “pace e bene fratello, cerco da dormire per stanotte” ma lì accettano solo malati, all’ospedale idem, spero che almeno all’albergo da 15 euro abbia trovato rifugio.
mi stringe la mano
- gracie gracie gracie
- ma almeno dimmi il tuo nome
- destiny
- destiny come destino?
lo guardo negli occhi come a chiedergli se per caso avesse qualche rivelazione da farci.
fa un certo effetto, in una serata “remake”, dopo che hai trovato posto allo stesso tavolo di tanti anni fa.
destino. che poi, ma se era cattolico, non avrebbe dovuto chiamarsi provvidenza?


(neppure righe o quadretti dalla mia parte, ma petali luminosi qualche giorno dopo)

il quadernetto dei pensieri, il libro dei sogni29 April 2008 18.01

la verità è che leggo troppo poco, il più delle volte mi ricoglionisco davanti alla tivù per poi sentirmi in colpa per essermi rincoglionita davanti alla tivù invece di fare tutte le cose meravigliose che si possono fare nel tardo dopocena notturno, tipo… fare una lavatrice? stendere una lavatrice? stirare due camicie?
stirare due camicie mette davvero a posto la coscienza. ma è talmeeente difficoltoso iniziare che di solito si preferisce stordire la coscienza a colpi di porta a porta.
è una brutta cosa, lo so.
la macchina fotografica si sta spezzando in due. da non crederci. la crepa gira tutto intorno, come un’incubo. invece stanotte ho sognato che mi riportavano la borsa. non poteva essere l’inverso?

il quadernetto dei pensieri 13.29

una volta credevo di averlo anch’io un numero per le chiamate di emergenza. anche due o tre. poi però qualcuno non risponde, oppure ti liquida con un sms, oppure dice esattamente le cose sbagliate.
tutta gente poco professionale. e infatti mica era a pagamento. certe cose non si dovrebbero affidare agli amici-gratis. vuoi mettere la sicurezza di un amico-a-pagamento?
ha ragione la r.i.
ora però che sono senza telefono non devo più preoccuparmi di tutto questo. e se mi viene in mente di chiamare qualcuno a mezzanotte e quaranta mi limito a pensarlo e continuo a leggere il mio libro. relax.

il quadernetto dei pensieri17 April 2008 20.11

Le amicizie, purtroppo o per fortuna, vanno alimentate.
I sentimenti non possono vegetare nella routinarietà altrimenti s’inaridiscono.

e io non capisco
a volte basta una briciolina di corsa per colmare una distanza
c’è chi riesce a mettere un semino prezioso giusto ogni tanto e chi cerca di prendere le misure per non chiedere troppo
oppure è tutta un’invenzione della mia mente, sentimenti virtuali a buon mercato?

io quelle tre paroline me le incornicio, e non sto neanche troppo a pensare se le merito o no.
sono il granello di fertilizzante di oggi.
ti ho regalato la ricetta del cuore
…anche se qualcuno l’aveva preso per
1 - culo
2 - tette
3 - cono gelato
robe da matti!
certo non faticherei a trovare gli estimatori di queste tre cose, pronti a sfoggiare la spilletta
I ♥ culo
I ♥ tette
I ♥ gelato
ognuno ha le sue passioni…

sono andata fuori tema?

il quadernetto dei pensieri8 April 2008 20.03

cosa si ottiene mettendo insieme il tenente colombo e veronica mars? tiz sedicente investigatrice!
…o almeno mi piacerebbe fosse così, ma indubbiamente non sono abbastanza bionda, non sono abbastanza giovane, non sono abbastanza vecchia, il mio è un trench appena lavato e stirato e non un impermeabile stropicciato, non sono abbastanza acuta, non sono abbastanza attrezzata e non ho neppure un occhio più chiuso dell’altro (ma su questo stiamo lavorando)

mi aggiro per il paese facendo domande, scrutando i fossi lungo le strade, chiedendo collaborazione a chi fa jogging.
quel gregge di pecore avrebbe potuto essere un buon soggetto per festeggiare le 3000 visite del mio giovane flickr, e invece è il ridicolo particolare della mia prima denuncia. ora mentre passo in rassegna le foto, lo sguardo non fa tanto caso all’inquadratura ma cerca improbabili indizi.

- chi è l’idiota che pur essendo una precisina rompicazzo lascia la macchina aperta e la borsa sul sedile?

quella sono io

- chi è il disgraziato che in pieno giorno sotto un sole splendido ha la bella pensata di avvicinarsi ad un’auto parcheggiata all’inizio di una stradina bianca e prendere la mia borsa mentre io sono lì a pochi passi che fotografo le pecore sorridendo dei loro incredibili belati e pensando che anche se sono in controluce il prato è così verde e tutto mi sembra meraviglioso?
quello si può solo ipotizzare.

le foto sono 52
dalla prima all’ultima passano 13 minuti
poi c’è stato un attimo di panico. una cosa talmente stupida che non ci puoi credere.
poi la banca, i consigli, i carabinieri… e aspettare la sera per raccontare il fattaccio a chi quella borsa te l’ha da poco regalata.
sentirsi una merda non serve. andare in giro a piedi anche se sta facendo buio telefonando a sé stessi fa uno strano effetto. suona libero e speri che non risponda nessuno. se risponde che cazzo dici? “CHI CAZZOSEI RIDAMMI LA MIA ROBA”? continui a telefonare e pensi al tuo cellulare che squilla al buio buttato nell’erba con tutti i tuoi messaggi più cari.
più è buio più le ombre prendono vita e ogni angolo scuro potrebbe essere la mia borsa e questa strada non illuminata potrebbe essere la mia tomba.
hoooliday dice la musichina e su un flash giallo leggo “casa”
- ciao emi
- #adesso passo# (voce burbera non identificata)
- pronto??
cade la linea
mi guardo intorno e ho paura
hoooliday è sempre “casa”
- emi ma sei tu che hai chiamato?
- sì ma prima… chi era quella voce?
- non so, mi sono spaventata, ma forse era solo un’interferenza
- credevo ti avessero preso!
- senti, vengo subito a casa.

dormire non sembra facile
/pensare a cose carine/pensare a cose carine/
dove sarà adesso?

nel giro di perlustrazione fossi che ho fatto oggi in pausa pranzo l’unico ritrovamento degno di nota è il cadaverino di uno scoiattolo adagiato sul ciglio della strada, con le orecchie dritte e gli occhi fuori dalle orbite (e non per modo di dire), oltre a innumerevoli particolari che mi sarebbe piaciuto fotografare (zolle con violette, erba con fiori blu, asfalto con pacchetti di sigarette in vari stadi di decomposizione)
ah, e anche dei foglietti strappati di quello che poteva essere un racconto o una lettera d’amore

insomma, in realtà il mondo lì fuori è pieno di cose degne di nota, ma io continuavo a pensare alla mia deliziosa borsa buttata a prendere la pioggia e al mio povero cellulare, con gli sms più preziosi e le foto sceme che neppure mi ricordo.
camminare così con questo tempo mulo (che pioviggina pioviggina pioviggina e dopo mezza giornata sembra sia già passato un mese), ben chiusa nella giacca di mio padre e con l’allegro riparo dell’ombrellino rosa a fantasia (che è più l’allegria che il riparo, ma con la pioggia si sa, è l’umore quello in pericolo) in giro per strade dove solitamente passo solo in macchina è di una bellezza malinconica e particolare, come guardare un mondo che vedi solo dal finestrino, come se i tuoi pensieri prendessero vita dalle pagine di un libro.

il quadernetto dei pensieri4 April 2008 12.35

muri di magnolia e un tetto di cielo?
se come tappeto mettiamo il pezzetto di fiume, allora sul soffitto potrebbero starci i fiori, così quando siamo stanchi ci distendiamo un po’ sull’acqua fresca e basta guardare in su per rasserenarsi. l’oscillare calmo dei rami e i petali rosa in controluce…

pareti:

soffitto:

il quadernetto dei pensieri21 March 2008 9.31

cara amica, quando tutto sembra complicarsi niente di meglio di una passeggiata.
mi sarebbe piaciuto farla con te, appena sveglie giusto un caffè e poi fuori. ti avrei mostrato entusiasta ogni fiorellino superstite che sbuca tra l’erba infreddolita, come fosse un dono prezioso e inaspettato. saremmo passate di fianco alla sensuale collina e calpestato i tanti tappeti varipinti che la natura ci mette sotto i piedi, ormai le foglie non hanno più i colori accesi di ottobre, è tutto un po’ più spento e consumato.
poi saremmo andate per la stradina del ruscello e ti avrei spiegato di quanto fosse importante per me quel posto, ormai rassegnata a vederlo ridotto mezza discarica e mezza palude.
ah, ma poi, avresti visto la mia faccia meravigliata quando proprio lì vicino ho sentito scorrere l’acqua! il ruscello che credevo perduto esiste ancora!
meraviglia meraviglia e un tuffo al cuore nel ritrovarsi lì dopo anni esattamente in quel punto esattamente dove l’acqua si divideva e più avanti faceva una cascatella (che a noi bambine pareva chissà cosa!)
e mille aneddoti mi venivano alla mente e chissà come ti avrei stordito di ricordi e poi assolutamente saremmo dovute andare ad esplorare, a vedere certi muretti franati e come scende con eleganza quell’edera verde illuminata dal sole e com’è dolce questo continuo gorgogliare.



tutto è davvero meraviglioso e le foto non riescono certo a raccontare come batteva il mio cuore e come avrei voluto catturare con gli occhi ogni angolo e registrare ogni pensiero ogni ricordo che si affacciava alla mia mente che si sommava ai ricordi delle tante cose immaginate e restare lì a curiosare e avere scarpe più adatte perché quelle di tela non sono il massimo e anche la tuta, va bene che esci comoda come a casa, ma il bordo largo dei pantaloni finché lo trascini per il pavimento ok, trovarci fango e foglie attaccate…
così per rientrare a casa mi tolgo le scarpe e alzo la tuta come fosse un abito da sera per non intaccare il pavimento appena pulito.
ma il luogo più sacro era fuori, quello di fango e foglie marcilente e acqua che scorre e foglioline simpatiche che galleggiano e rami che si specchiano e il mondo liquido a testa in giù che io mi sporgo e quasi ci vorrei entrare, le nuvole sotto i piedi e i rami che si inchinano.
magari il fazzoletto di seta rubato dalla corrente tanti anni fa è diventato la tovaglietta di qualche creatura fatata, per la merenda sul bordo dell’acqua.

il quadernetto dei pensieri18 March 2008 12.47

cioè, io non so neppure se ho detto ciao, forse l’ho solo pensato. però infatti, mica volevo salutare. no no, se ho detto ciao è stato per sbaglio.

poi certo, poteva esserci di mezzo qualche problema di salute, un torcicollo per esempio. io avrei dovuto avere una mano fasciata e invece niente, me ne stavo con la mia piccola scottatura esposta. adesso quando la guardo penso al tuo torcicollo, al fatto che probabilmente non esiste, o al fatto che magari volevi salvarmi la vita.

le ipotesi possono essere molte, ma gli indizi non lasciano troppo spazio all’immaginazione.

chissà se è solo la vanità a portarti qui.